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lahaine
CE SOIR, ON IMPROVISE


Diario


12 luglio 2012

Here I go

Il palazzo all’angolo di Angel, chiamato anche Angel Building (che fantasia) é austero e cupo. Un enorme parallelepipedo nero e specchiato.
Camminandoci di fronte si porva soggezione e timore, scaturisce sensazioni di rispetto e diffidenza. Ma una volta entrati, si scivola nell’abbraccio di una hall bianca e pura, piena di classe ed eleganza.
Cammino circospetto per il grande salone guardandomi in giro e stringendo nella mano destra il badge nuovo di pacca cercando di non nasconderlo per evidenziare allo sguardo altrui che in qualche modo ho diritto di essere lí anche io.
Tutto questo sfarzo non fa altro che ricordarmi che ancora una volta mi sono ficcato in una situazione in cui il senso di non appartenenza la fa da padrona.
Questo costante senso di inadeguatezza in qualsiasi situazione e in qualche modo sfiancante.
Faccio scivolare il prezioso badge sul lettore ottico e in un attimo mi é garantito l’accesso a questo antro delle meraviglie. Centnaia di persone mi sorpassano frettolose mentre mi gurdo intorno ammaliato con il nasino all’in sú e lo sguardo spalancato e perso nel vuoto. Dopo qualche istante di incoscienza, mi infilo nel primo ascensore libero, sempre circondato da una folla scalpitante.
Le porte scorrevoli si chiudono sigillando una volta per tutte la via del non ritorno.
Affianco a me, una persona indefinita che non oso disturbare con il mio sguardo curioso continua a fissarmi, richiedendo insistentemente la mia attenzione.
Mi giro per educazione e sorrido allo sguardo piantatomi addosso dall’omide che si rivela grassoccio, spelaccchiato, mal vestito e soprattutto troppo curioso.
Ad un tratto dalla sua bocca escono suoni, non parole o frasi di senso compiuto. Solo suoni. Lo guardo un po’ sbalordito dalla situazione realizzando che i suoni devono aver avuto un significato che non ho colto e che le decine di persone intorno a me stanno solo aspettando una mia risposta giacendo in un silenzio tombale.
Mi sembra di aver riconosciuto tra quei suoni qualcosa di turco che vagamente mi ricordo dalla mia permanenza belga. Deve essere cosí, non c’é altra spiegazione.
Decido quindi di predere la situazione sotto controllo e rispondo con voce impostata: “Mi spiace, non sono turco, sono italiano. Mi chiamo Tommaso ed ho appena iniziato a lavorare qui” in un inglese che a mio parere risulterebbe esemplare all’orecchio di tutti.
L’ominide spelacchiato mi guarda con un’espressione che aleggia tra la pietá e lo scherno, mi sorride forzatamente ed aggiunge: “Tommaso, I’m Simon. I’m English, not Turkish, and I work right behind you”.
Silenzio
Qualcuno in fondo all’ascensore emette un grugnito per non scoppiare a ridere. Non mi giro ad insultarlo perché la vergogna é troppa e perche forse quella derisione me la sono meritata.
Sorrido, con quell bel sorriso plastico di uno che vorrebbe evaporare all’istante. Ringrazio e mi defilo.

E cosí inizia la mia nuova avventura, con quella classe innata che da sempre mi contraddistingue.
Stesse basi, nuovi luoghi.
Si riparte.




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11 luglio 2012

Nevermind

Ho sempre volute imparare a suonare, uno strumento qualsiasi.

Quando ero piccolo mi hanno obbligato ad andare a scuola di pianoforte, di flauto traverso, di saxofono. Ho anche cercato di imparare a suonare la chitarra.
La musica non mi é entrata nel cuore, sono convinto di non esserne capace, o forse di non meritarmelo. Ho lasciato fare a chi mi viveva accanto, sempre cosí bravo, cosí appropriato, cosí perfetto in tutto. Lui sí che é riuscito a suonare, a capire, ad imparare.
Accanto a lui ho cercato invano di essere speciale, di meritarmi un elogio particolare. Ma come puoi brillare quando accanto a te hai un luce sempre piú forte della tua. Non sono riuscito a trovare il modo.
Mi sono accontentato di essere sempre il secondo, quello che non vince, quello che vive nella mediocritá e nella banalitá.
Durante l’adolescenza sono eslposo, mi sono rbiellato alla quotidinitá. E la mia quotidianitá non era altro che essere giusto, corretto, buono. Ho cercato di diventare marcio, cattivo, insulso. Anche in quello ho fallito. La coscienza mi ha raggiunto una volta cresciuto un po’.
Mi sono raddrizzato, ho cercato un nuovo modo per differenziarmi. Lasciando fuori dal mio mondo chi prima mi era antagonista e che dopo la mia prima ribellione ormai non contava piú nulla, ho cercato un nuovo nemico. Ho trovato quello che ero diventato e l’ho odiato, colmo di diprezzo ho provato a creare distanze dalle persone che durante l’adolescenza mi ereano state vicine. Erano loro il mio nuovo nemico, da combattere e vincere.
Sono fuggito fisicamente nel cuore della cittá. Lontano dal piccolo paese che sembrava essere la causa delle mie sofferenze.
Mi sono scoperto diverso, troppo sensibile, ambizioso, valoroso. Mi sono creduto piú bravo, piú intelligente, piú bello. Mi sono creduto speciale, ed ho creduto di arrivare al traguardo. Essere speciale.
In realtá ho lasciato indietro delle perosne per cui ero giá speciale, e dei quail non riscivo a vederne il brillare.
Mi sono scoperto omosessuale. Bello, speciale, omosessuale. Una combinzione pericolosa.
Essere omosessuale non é un pregio, non é qualcosa di cui avere né vergogna né orgoglio. É una cosa personale, mia. Ma io questo ancora non lo sapevo.
Quella poca coscienza che mi rimaneva mi ha almeno permesso di non perdermi via nel fiume dell’arroganza. Non ero speciale ma convinto di esserlo, non brillavo di bellezza ma convinto di poter ammaliare chiunque, non ero piú furbo di nessuno ma convinto di pensare piú velocemente rispetto agli altri. Mi sentivo il re della foresta.
Il problema e che quando si tolgono corona e scettro al re e lo si mette nudo nella foresta, si scopre che non c’é poi cosí tanto da ammirare.
Ho fatto un passo indietro, sono tornato un po piú piccolo, lontanto da casa, dai nemici, dalla frustrazione di essere uno qualunque.
La veritá é che quelle 10 persone che mi hanno visto cresce, sbagliare, sorridere, cadere sempe piú in basso, quelle persone sono rimaste lí dov’erano. Guardandomi sbagliare, silenziose. Quelle persone hanno dimostrato di essere piú grandi di me, piú intelligenti. Quelli che mi hanno gridato addosso per avergli mancato di rispetto, che mi hanno fatto notare che stavo oltrepassando il limite. Quelli che mi hanno fatto capire che andavo bene cosí com’ero.
Quelle persone che guardo con invidia e ammirazione tornando nel paese in cui sono cresciuto, che mi fanno vedere cosa vuole dire costruirsi una felicitá con le proprie mani. Che non c’é bisogno di soldi o glamour.
Sono loro a cui penso qundo mi viene in mente qualcuno da ammirare.
Come quella giornata di un mese fa. Tutti vestiti bene per la festa. Tutti insieme, di nuovo.
Sono corso lontano, prima in un posto, poi in un altro.
Fatica e lacrime, cercando di ricostruire quello che giá avevo prima, e che non mi ero fatto bastare. Eppure quando si cerca di fare una copia si rischia sempre di essere delusi perche il rislutato non somiglia affato a quello che una volta era.
Ma io non sono capace di godermi le cose. Quando trovo qualcosa che mi fa stare bene cerco di prolungarmela all’infinito e quando mi accorgo che non funziona la butto via.
E poi mi ritrovo sempre nel buio di una stanza a pinagermi addosso.
In una stanza buia, avrei tanta voglia di suonare qualcosa per disperdere nell’aria un po’ del dolore che porto dentro. E invece non so suonare, o meglio non mi ricordo piú come si fa.
Credo che in mancaza d’altro questo sia il mio strumento, tasti, rumore, in fondo é una tastira anche questa.
Stasera mi sento solo.
Deve essere la stanchezza.  É sempre colpa della stanchezza se sono triste, arrabbiato, scontroso, infelice. Deve essere perché sono stanco, non  c‘é altra spiegazione.
Io che sono stato il re della foresta, che ho talmente volute arrivare in cima e quando finalmente ero cosí  vicino a raggiungerla ho deciso di scendere e andare ad arrampicarmi da un’altra parte.
Mi guardo indietro, cerco di ricordare come tutto una volta sembrava speciale. Quando lo sguardo di qualcuno poteva camibiarmi l’umore in uno schiocco di dita. Quando una carezza non era una cosa rara e sorprendersi, emozionarsi, sorridere spontaneamente succedeva molto piú spesso.
Ora non e piú cosí, ora che ho capito quanto le cose e le persone possono ferirti, ora che la mia corazza si é inspessita a furia di colpi.
Darei qualsiasi cosa per potermi perdere nelle braccia di qualcuno ancora una volta. Potermi abbandonre completamente in quel vuoto di affetto che ora non esiste piú, perché si ha la coscienza del poi, della fine, del dolore che potrebbe sopraggiungere.
Ogni tanto mi piacerebbe vestirmi ed uscire, camminare lungo le strade di questa cittá che ancora non conosco e sperare che uno sconosicuto si giri a tendermi la mano offerndomi un sogno, una speranza. É essere infantili cercare ancora una scintilla, un’ondata di passione, di dolcezza e di sconosciuto?
Sí, probabilmente lo é. É una sciocchezza allontanarmi da tutto, dalla mia coppia stabile ed equilibrata, dal mio lavoro strapagato e sicuro, dalla stabilitá di una vita pacata, corretta.
Sono tornato al punto di partenza, una quotidinitá corretta, appropriate, giusta.
Ma non ho piú 16 anni, non dovrei piú sentire il bisogno di ribellarmi, non dovrei piú cercare il di piú. Dovrei avere la testa sulle spalle e capire che questo é quello che tutti si apsettano, che tutti cercano.
Eppure…




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5 febbraio 2012

A new era

Mi sto chiedendo se ho fallito, se sono riuscito nel mio intento o se ho dimenticato l'obiettivo di questo mio peregrinare.
6 anni e mezzo fa ho chiuso la porta di casa e sono partito lontano. Giusto il tempo di dare un bacio a mamma, pagare le utlime bollette e sistemare il rimanente in modo da non lasciare tracce dietro di me.
Stringendo in mano un biglietto di sola andata mi sono involato via, pensando di far mio il mondo intero, con una valigia piena di ego e di progetti. Ero forte e bello, giovane e pieno di energie.
Avevo negli occhi la fiamma dell'ambizione ancora accesa e nella testa mille progetti contrastanti, curioso di vedere quale di essi avrebbe avuto la meglio.
E alla fine nessuno di loro si è svelato fattibile.
Sono partito pensando di poter considerare la mia vita come un mandala, soffiando sul già percorso avrei potuto cancellare le mie tracce e cercare la fonte del mio sorriso altrove. E cosí non è stato. Anni di fatica e di sforzi, di compromessi e di lacrime nel ricostruire quello che pensavo sarebbe stato pronto ad aspettarmi. Anni passati a sgusciare da una compagnia all'altra sperando di brillare di luce mia agli occhi di chiunque, sperando di mantenere e controllare quella fluorescenza che mi contraddistingueva nella mia realtà comoda e regale. E cosí, ovviamente, non è stato.
Ho riconsiderato le mie forme e le mie espressioni, mi sono rimodellato in modo da potermi finalmente incastrare in una relatà nuova, diversa. Non era quello che mi aspettavo, non era certo quello che sognavo, ma era comunque un cambiamento e di quello avevo disperatamente bisogno.
Sono passati 6 anni e mezzo, e sono arrivato alla fine della mia opera.
Granello dopo granello, ho ricostruito il mio nuovo mandala, con un disegno tutto suo, lontano dall'imagine del precedente.
Una volta finito, mi sono fermato a guardarlo, e la sua vista mi ha sconvolto a tal punto da non voler più accettare il fatto che fosse finito. Quella visione non è stata né bella o piacevole, ma semplicemente frustrante nel constatare a che punto tutto questo poteva rendermi deluso e malinconico.
Il nuovo disegno non è quello che volevo, non è quello che speravo. non c'è nessuna luce, nessun effetto speciale che mi permetta di riconoscerlo come mio.
Ma memore della fatica che ho fatto per finirlo, non ho trovato la forza per allontanarmi, non avevo voglia di ricomoniciare da capo, non avevo voglia di aggiustarlo, di sistemarlo. Avevo solo voglia di guardarlo e con una smorfia continuare a cercare una sua possibile bellezza.
Ed eccomi qui, non ho più 24 anni e uno sguardo avvolgente, ne ho 30 e gli occhi pieni di esperienze, di fatica e di delusioni, di sorrisi e di compromessi.
Non sono più un ragazzino aitante e pronto a tutto, la mia testa è cambiata e si è disillusa.
Maledetto tu che mi avevi detto che con l'età si diventa più "cinici" ed io che ti assicuravo arrogante: "a me non succederà". Mi piace pensare che sia colpa tua se anche a me è successo. Mi hai plagiato e incastrato in un cammino predefinito, anche se sono ben cosciente che in realtà era un percorso inevitabile.
Parto da qui, me ne vado senza rimorsi e senza rimpianti.
Guardo negli occhi le persone che mi amano e del tutto cosciente mento dicendo che tristemente me ne vado. L'aggettivo tristemente fa stare bene le persone che abbandono, regala il sollievo nel sottolineare un legame che apparantemente non si spezzerà con la distanza. Si spezzerà, almeno nella maggior parte dei casi, resterà solo chi ha davvero ragione di restare. E a me sta bene cosí.
Parto di nuovo, carico sulla schiena il poco che mi serve per trascinare la mia vita altrove, mi servono solo gli attrezzi che mi permetteranno di ricominciare a costruire altrove.
Non sono più il ragazzino agguerrito che pensava di conquistare il mondo con la sua sola e gigantesca personalità. Parto senza pretese, senza grandi sogni, parto con l'idea di soffiare di nuovo sul mio mandala e andare a disegnarne un altro in un nuovo luogo.
Scivolo sotto i vostri occhi che mi guardano raggiungere un'altra tappa del mio cammino.
Cerco di non curarmi di quel giudizio incondizionato che non potete astenervi dall'esprimere, cerco di non sembrare ferito dagli addi e dalla delusione che provoca il mio sgusciare via dalle vostre vite furtivo, persuaso che riusciró a scomparire nel silenzio e nella tranquillità.
Credi forse che sia facile dire di nuovo addio al luogo che consideravo finalmente casa?
Guardami camminare lontano, mi votleró spesso indietro a guardarti.
Non rimpiangeró la mia scleta, anche se forse nei momenti più difficili la malediró. La mia felicità in questo luogo sembra essersi consumata e non c'è più nulla qui che io possa imparare.
Ho cercato di aiutare tutti coloro che mi circondano nella ricerca della loro felicità, della loro stabilità.
Ho guardato chi ha trovato la sua strada in un lavoro o in una relazione, chi voleva una mia carezza o un mio bacio, chi si è reso insopportabile e che mi ha costretto a sottrarmi dalla sua attenzione per non ritrovarmi in situazioni spiacevoli. Ho guardato chi non è in grado di trovare il sorriso in questo luogo semplicemente perchè non lo cerca davvero e perchè distrugge tutto intorno a se, volontariamente o meno, e si rannicchia in una realtà fittizia e vuota per poi potersi lamentare del proprio vivere senza fortuna.
Per voi tutti, il mio ruolo nel vostro quotidiano non ha più un senso ed è arrivato il momento per me di aprire di nuovo le ali per andare altrove, dove ci sarà bisogno di me, dove potró cercare quella tranquillità e quella pace che da tempo sto cercando.
Qui, non l'ho trovata.

Con tutto quello che ho imparato, tutto quello che ho capito in questi anni, riparto con il mio bagaglio ricco di una nuova esperienza. E vado a cercare fortuna altrove.
Arrivederci Bruxelles




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23 novembre 2011

Linguine gamberetti e zucchine

Steasera ho deciso che cucino.
Passando i giorni a correre fuori dall’ufficio per recarmi ad una cena a casa di amici, un ristorante o una serata cinematografica, serate di corsa a sorridere, riflettere, compatire, condividere..
Sono stanco, fisicamente e mentalmente, ho bisogno di un momento mio, tutto mio. Allora ho deciso che questo momento deve essere passato a fare qualcosa di produttivo e piacevole, che non mi richiederà capacità particolari e troppa concentrazione.
Sono stanco fisicamente perchè da due settimane a questa parte ho deciso che gli anni della pinguedine devono finire, che la la vita er più facile quando il mio corpo assumeva forme piacevoli agli occhi e all’accondiscendenza delle persone. Questa riflessione mi ha portato alla decisione di perdere peso, in senso massiccio e possibilmente permanente. Ci sono solo due cose che possono seriamente aiutare la diminuzione della massa corporea: mangiare meno e muoversi di più.
Entrambe le cose sono sicuramente poco simpatiche, tutto tranne che divertenti, ma ci possiamo fare poco, molto poco…
Allora è iniziato il raptus annuale : colazioni pseudo-normali, pranzi nutrienti e leggeri e cene a base di verdure e proteine cotte al vapore in quasi-totale assenza di condimenti. Ed allo stesso tempo 3 giorni di palestra, i tre pilastri del lunedí, mercoledí e venerdi, aggiungendoci il corso di tennis al martedí e il giorno di riposo al giovedí. Non sono dio, quindi mi riposo il terzo giorno.
Ho già perso due chili, se continuo cosí forse in primavera saró pronto per abbandonare l’auto-commiserazione.
Stasera peró non posso basare il moi appuntmento con me stesso su una cena ipocalorica fatta di verdurine lesse, non sarebbe una vera e propria soddisfazione, quindi cucineró qualcosa non propriamente incluso nel mio piano e per controbilanciare ho digiunato tutto il giorno.
Questo dovrebbe permettermi di sgrufolare la mia cena saporita senza sensi di colpa e desideri anoressici.
La pasta è sicuramente il primo penisero che mi viene in mente, perchè è difficile farla venire una porcheria in quanto tutto dipende sempre dal sugo che ci metti. La pasta lunga mi da sempre l’impressione di essere un piatto più sofisticato, forse perchè nel mangiarla bisogna sfoderare una leggera tecnica rispetto alle penne o ai maccheroni.
Nella pasta lunga peró, ci sono gli spaghetti che suonano tanto banali, le tagliatelle e derivati che fanno troppo campagna e rustico, credo che le linguine abbiano quello strano equilibrio tra senso di « fatto-in-casa » e delicata eleganza. Facciamo le linguine, quindi.
Ora tutto sta nel sugo.
Vorrei che i sapori di stasera mi allontanino da tutto quello che mi infastidisce.
Nelle ultime due settimane, la rabbia per le inguistizie lavorative ha raggiunto limiti mai visti in passato. Una promozione promessa e attesa, ma mai recapitata. Un superiore con le conoscenze specifiche di un oloturia e l’umanità di uno stupratore. Il mio sentimento di odio nei suoi confronti cresce a dismisura, e non passa giorno in cui non sogni per un istante che una morte istantanea e spregevole lo colga. È vero che è bello veder soffrire i propri nemici, ma la fantomatica morte lenta e dolorosa in realtà non ci libera dall’impiccio che la persona ci porta sufficientemente in fretta. Ergo, spero che muoia in fretta o che qualcosa di brutto ed improvviso gli capiti in modo da potermene finalemente sbarazzare per un tempo superiore ai 2 anni.
Pensare a lui mi fa spesso immaginare un enorme pezzo di carne sanguinolento, quindi credo che la carne sia da escludere per questa mia serata. Bisognerà optare per altre soluzioni.
Altro enorme fastidio dei tempi recenti sono le complicazioni.
Ho odiato in svariati momenti la fatica fatta per sgusciare fuori da situazioni scomode ed imbarazzanti create dalla stupidità di sinistri individui. Stanco e senza successo, arrancavo nel tentativo di scostarmi durante un litigio, spingere vie le malelingue, spiegare in tre idiomi diversi a svariate paia di orecchie cosa mi aspettavo e cosa non volevo, cosa mi sarei volentieri risparmiato. Purtroppo bisogna sempre partire dal principio che spesso le paia di orecchie hanno una bassissima percentuale di successo nell’assimilare le informazioni che gli offriamo.
Non mi è rimasto che fermarmi, piantare i piedi a terra e allontanare a forza queste presenze nefaste il più possibile. Mi sono messo il cappello dell’intransigente, del poco comprensivo, di colui che esagera e non riflette abbastanza, che sfugge ai conflitti.
Andate tutti a defecare sopra un rogo, è solo pazienza esaurita che confina ahimé con la brutalità.
Ho pensato quindi a qualcosa di poco elaborato, non troppo originale, che mantenga una certa dignità senza troppe pretese. Un sugo che non trovi nei ristoranti perchè non abbastanza raffinato, ma che non sia una patetica pasta al sugo.
All’inizio ho pensato al pesce, mi sembrava sufficientemente in linea con i miei pensieri, ma poi mi sono reso conto che il pensiero del pesce mi provoca noia e insoddisfazione, e l’insoddisfazione è un’altra cosa che mi infastidisce. Gaurdare negli occhi una persona in continua « lamentatio » per vere e proprie puttanate è stato un altro protagonista di alcune gionate.
Parlami di quanto sei triste perchè non hai una fidanzato o un flirt, raccontami di quanto sia difficile trovare una persona per bene in questa società, spiegami quanto solo e affranto ti senti nel tornare a casa da solo la sera dopo il lavoro e non avere nessuno che ti apre la porta con il cucchiaio di legno in mano e il grembiule da cucina addosso, ripetimi all’infinito quanto faccia schifo la tua vita piena di sofferenze, ingiustizie e ferite quando guadagni come un parlamentare europeo con una casa e una guardaroba immensi e magari un mezzo di locomozione pagato da terzi. Ed infine parlami di tutte le ferite presenti e passate che non riesci a rimarginare solo perchè ti piace crogiolarti nella tua eterna insoddisfazione, ed io avró voglia di morire.
Il pesce non mi sembra una buona idea, mi urta i nervi stasera.  
Peró qualcosa di non lontano, come io gamberetti, potrebbero fare al caso mio.
I gamberetti sono piccoli e discreti, non si impongono né nella forma né nel sapore, la loro espressione e il loro nome sono divertenti, non possono essere legati a qualcosa di triste.
Gamberetti, mi sembra una buona scelta.
Ora mi serve qualcosa che mi dia sicurezza. Ultimamente mi sono reso conto che mi manca davvero un po’ di polso, l’essere in grado di risparmiarmi dei sí e delle concessioni, un pugno fermo.
Allo stesso tempo, non mi piace l’arroganza e la spocchia, quindi deve essere qualcosa di duro a rigido ma non troppo invadente.
Credo che i cetrioli e le zucchine siano la prima immagine che mi viene in mente. Una forma cazzuta e dura ma allo stesso tempo con un gusto senza troppa prorompenza. I cetrioli non li vedo bene con la linguine e i gamberetti, le zucchine mi sembrano più appropriate.
Il tutto deve essere legato da qualcosa, ed è qui che entra in gioco la panna, che già come sapore mi fa impazzire, se poi ci aggiungi un po’ di zafferano per renderla colorata, calda, sinuosa…
Ovviamente la scegliamo senza grassi, sempre la setssa storia della pinguedine.
Abbiamo raggiunto un accordo all’interno della mia testa. La voce cattiva avrà il suo gusto forte ma non troppo, il suo colore acceso ed agressivo, la voce razionale avrà bilanciato i sapori, le forme ed i colori, la voce del piacere sarà soddisfatta, quella della gentilezza si perderà nella sensualità della crema. Credo che tutti siano d’accordo.
Un bicchiere di vino bianco freddissimo, compreró il moi preferito. Niente musica stasera, poca luce, una mise comoda e spessa.
Ed una sigaretta alla fine della cena, per concludere il circolo.
Un arrivederci per ora, striscio via dai vostri campi visivi, stasera spengo tutto e rimango con tutti i miei « me ».





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18 luglio 2011

Buona giornata Bruxelles, buon lunedí mattina…

È tutta colpa sua, tutta sua. O merito, sí merito. E grazie grazie, e molte grazie. 

Stamattina mi sono alzato lentamente, nel silenzio. Apro gli occhi a fatica e con le mani inizio a tastare il letto. Nessuna traccia di fidanzaNo, nessuna traccia di Chrono. Silenzio.
FidanzaNo sarà in cucina a prepararmi la colazione? .\/. Mi alzo pieno e mi dirigo in salone pieno di speranze.
Niente da fare, fidanzaNo è uscito per andare a lavorare lasciandomi da solo, inerme, senza cibo, neanche la spremutina fresca pronta che al mattino è quasi obbligatoria nella convivenza con il sottoscritto.
Chrono invece si rivela sonnecchiante sul divano in tutta la sua inutilità. Mi guarda con disprezzo e pietà sapendo che di lí a poco inizieró ad imprecare per essere stato abbandonato in casa senza nessuno che si prenda cura di me. Nessuno che mi prepari la mia colazione… Villani tutti !
Invece no, per non dare soddisfazioni al malefico animalenero, mi giro indispettito, scalzo e con addosso «pigiama imbarazzante », trascino la mia carcassa verso il bagno per iniziare il processo mattiniero di « carwash ».
Passo attraverso diversi processi : rasatura accurata di crapino e collo, accorciamento della barba, doccia con bagnoschiuma profumoso, lavaggio accurato della dentatura, pigiamino di deodorante….
Ne esco profumante e con un’espressione vagamente sveglia. Infilo due indumenti raccolti da quel mucchio di stracci che è ormai il mio armadio, ed esco dalle « mie stanze » altezzoso e tronfio della vittoria. Animalenero mi guarda malefico, cosciente del fatto che da ma e solo da me dipende la sua provigione di cibo giornaliera e che non puó tentare nessuna mossa falsa come l’attacco con agguato ai piedi perchè potrebbe ritrovarsi a dover mangiare crocchette-di-merda tutta la giornata invece dei succulenti e saporiti pranzetti SheMa.
Sono solo le 9 e mezza, mentre la città ha iniziato le sue attività a pieno regime da almeno un’ora e mezza, io sono ancora a casa a riempire la borsa con la gauffre per la merenda di mezza mattinata…
Decido che forse è l’ora di darsi una mossa, sfamo velocemente bestia_del_demonio che mi attende vicino alla ciotola e sguscio fuori dirigendomi verso la metropolitana di Santa Caterina.
Dopo qualche centinaia di metri, mi accorgo di un errore gravissimo : ho dimenticato AIpod a casa. Ninete musica in metropolitana, niente musica mentre cammino, niente musica quando andró in palestra stasera… È  la fine.
Sono già le 9 :45, non si puó tornare indietro ora…

Arrivato in uffizio, mi rendo conto che è lunedí mattina. Stupidi_colleghi a fatica fanno un cenno di buongiorno con la testa senza staccare lo sguardo di vuoto cosmico dal loro schermo.
Mi siedo ed inizio il rituale del mattino: accendo il computer, digito la password, apro outlook e skype, per provare al mondo che ci sono, fintamente operativo. Poi lesto mi alzo e mi dirigo in cucina per il primo caffè e raccattare una bottiglia d’acqua.
Ritorno alla mia postazione, schivo la lista di email da leggere in outlook ed apro la finestra di internet explorer per dirigermi curioso verso la mia casella di posta hotmail e facebook, molto più interessanti. Apro poi la pagina di repubblica e scartando la gauffre dal suo involucro di plastichina, inizio cosí la mia giornata.
Dopo svariate letture, tra email ed articoli di giornale, inizio a leggere i suoi ultimi post, divertito e sorridente.
Il nervosismo del lunedí mattina piano piano si dissolve, sostituito da una strana sensazione di urgenza. Rinasce la voglia in me di tornare in questo luogo ormai un po’ obsoleto e dimenticato. Scrivere, anche se con un linguaggio più zoppicante a causa di tutte le lingue-di-merda che sono costretto a parlare in questo paese dimenticando la mia. Qualche tempo fa mi dicevo che, oltre all’handicap di un italiano ormai logoro e meccanico, il pensiero che nessuno avesse un reale interesse nel leggere le quattro cagate che avevo l’abiutdine di scrivere qui mi aveva spinto ad allontanarmi dal mettere nero su bianco i miei pensieri. Ed invece mi ritrovo memore del fatto che questi mini-articoli personali non sono qui per la lettura altrui ma per il piacere personale, e che se la gente non ha voglia di leggere quello scrivo non deve far altro che avitare questa pagina. Non è difficile.
Eccomi quindi di ritorno, frizzante ed energico. Pronto a concretizzare di nuovo i miei pensieri, forse per paura che mi sfuggano, che passino accanto silenziosi senza che io me ne accorga.
 
E dunque grazie al Belguglielmo che indirettamente e senza volerlo mi ha riacceso una piccola candela nella testa, e nella speranza che non si spenga di nuovo o per sempre, mi rimetto a scrocchiare le dita sulla tastiera.
Buona giornata Bruxelles, buon lunedí mattina…




permalink | inviato da lahaine il 18/7/2011 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 giugno 2011

La lunga marcia




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29 dicembre 2010

Una serata solitaria a casa

Una serata solitaria a casa.
Tornando dal lavoro non ho molta voglia di sobrietà. Un porno e una bottiglia aiutano. Seduto sul divano guardando nel vuoto stappo lentamente la bottiglia, agguanto un bicchiere ed è così che tutto inizia.
Un sorso, una sigaretta, un messaggio sul telefono...
Quando sono ubriaco e solo non posso fare a meno di viaggiare con la testa, pensare a problemi esisztenziali ed al mio futuro. Un altro sorso.
Un anno che finisce, l'inevitabile gesto involontario di voltarsi indietro, lo sforzo consueto della testa di resistere alla tentazione. Che stanchezza il controllo.
Da un po' mi sono reso conto che tutto quello che mi circonda non mi rispecchia per nulla. Il 2010 è stato simbolo di sopravvivenza e non di vita di qualità per me. Ho fatto cenno di si con il capo a tante cose che non mi vestono più, o che non mi hanno mai vestito. La casa arredata ad immagine e somiglianza del compagno, la signora delle pulizie sudamericana che il lunedi mattina passa silenziosa nelle stanze a cancellare la traccia leggera di due bambini capricciosi, i vestiti regalati da altri per la svogliatezza di andare a comprarmeli, un lavoro quadrato e piatto tenuto solo perchè ti permette di avere uno stile di vita assolutamente borghese, un messaggio della commissione europea per un test di ammissione.
Noia, un altro sorso...
Tanta speranza per un vacuo inizio convenzionale che però è sempre utile per dare un colpo di coda mentale ed intellettuale. Ognuno si crea gli appigli che meglio crede sulla sua parete, o no?
L'alcool sale al cervello, lento, insidioso. Mi sposto al computer: colpo di testa! Riapro facebook. Sono stufo di girovagare elemosinando attenzione dalle solite 5 persone malcapitate.
Il popolo acclama!
2011 è tempo di esplosioni, è tempo di riagguantare tutto tra le mani e stringere il pugno. Quello giusto, capiamoci bene.
Luciana grida nell'altra stanza, rido.
Un altro sorso.
Parte musichina balcana saltellande, una voce roca francese rima sulle note, mi piace. Questa musica la posso ascoltare solo quando sono solo. È possibile?
Peut-être qu'on se bâtira un monde à nous! canta Soan. Non è che abbia tutti i torti, eppure ha solo la mia età. Maledetto!
Un altro sorso.
E poi un altro ed un altro ancora. Bruxelles scura e fredda, Bruxelles malvagia e silente.

Il faut bâtir un monde à moi, c'est sûr.

La bottiglia è finita, l'ultima sigaretta e poi chiudo gli occhi.

È proprio tempo di rtsollevarsi. Troppa mediocrità.
Questa volta pour de bon; merde...

 




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16 giugno 2010

Les Chevaliers de l'ordre de la Pintje

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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29 maggio 2010

Deadly Dull

Dopo mesi di fortissima attività sociale e lavorativa, mille viaggi facendo le capriole sulla cartina dell'Europa, sono finalmente riuscito a ritagliarmi un weekend di svacco e nulla-facenza. L'imperativo era "non uscire, non interagire" se non per recarsi al paky qui sotto per comprare generi di prima necessità (leggasi sigarette, biRa, cibo di scarsa qualità).
Il meteo belga ha decisamente aiutato questo status di prigionia volontaria presentando un sabato mattina uggioso, freddo e spaventosamente GRIGIO.
Mi trascino per la casa trascinando i piedi che slittano sul bordo della tuta cercando un modo stimolante di passare il tempo nel più completo relax.
Svegliatomi ormai da qualche ora, realizzo che il mio motore pensante sta camminando con una lentezza ignomignosa e capisco che questa giornata avrà un livello intellettivo e culturale pari a quella di una scolopendra.
Dopo aver sgrufolato biscotti e caffè come un maiale con le ghiande nel truogolo, mi siedo placido davanti al computer per i soliti controlli di routine:

- Quotidiano italiano online - il livello intellettuale sale drasticamente quindi dopo aver letto i titoloni decido di abbandonare l'impresa
- Quotidiano belga francofono online - i Valloni schifano i Fiamminghi e si lamentano. Livello di squallore 25
- Quotidiano belga fiammingo online - i Fiamminghi schifano i Valloni e fanno cadere il governo. Livello di squallore 45
- E-mail n°1 - inutile pubblicità, enlarge your penis, viagra blu, mille miglia alitalia
- E-mail n°2 - serata elettronica il mese prossimo, maratona jazz il weekend prossimo, la mamma sta bene.

Dopo aver passato non meno di 20 minutin inerme davanti allo schermo; alzando lo sguardo ogni 5 minuti per guardare un punto inesistente sul suffitto, mi balena la fantastica idea di dedicare all'ozio più totale scricadomi film e spalmandomi sul divano come la nutella sulla fetta di pane.
Ecco che quindi mi accingo a perlustrare la rete per decidere quali titoli visionare e prendere in cnsiderazione.
Ovviamente, considrerato lo stato in cui sono, non posso pretendere di mettermi a guardare film avanguardisti di registi di tripla nazionalità che comunicano solo attraverso i rumori del vento e i colori primari, devo quindi scendere molto, molto più in basso.
Il primo film che si propone è "Up in the Air" di, o con (ora non ricord), George Clooney.
Carico film su GiganteSchermo e mi accoccolo con Chrono sul divano imitandone laposizione rannicchiata.
Il film volge al termine, mi risollevo in posizione seduta e penso al bilancio del film.
Punti positivi:
- Non mi sono addormentato
- Lui è bono
- Lei è figa
- La società americana fa sempre ridere
Punti negativi:
- Non riesco a darmi una risposta decente alla domanda "Ne avevamo davvero bisogno di questo film?"
- Clooney credo abbia fatto una plastica a 6 anni che gli ha stampato qesta espressione del cazzo da furbetto-figheiro-so-tutto-io che, anche basta
- La fine è patetica.
Mi rialzo dal divano, ciondolo fino al computer e mi cerco un altro film. E qui accade la disgrazia.
Dopo tanto, tanto, ma davvero tanto parlare della nuova saga di vampiri, incappo in Twilight. 
Non si puo' far finta di non sapere che cosa sia perchè il film in se è pubblicizzato e recensito anche sulle sedie a rotelle dei disabili. Ovunque!
Gli attori sono i nuovi volti che si vedono ad ogni angolo della strada, ricnoscerei meglio loro che mia madre probabilmente.
Si sa anche che la saga è tratta da una trilogia (o più?) di libri di una scrittrice che nessuno si era cagato fino ad oggi e che, improvvisamente, sembra aver scritto i libri più belli del mondo (voci di corridoio mi giunsero poi dicendo che i libri sono un attentato alla pazienza).
Ignaro comunque di quello che la storia racconti, decido di buttarmi.
Lo so, non sono stato ne astuto ne logico nella scelta, ma c'era un qualcosa di attraente in quel momento nel nome del film, oppure forse era la nostalgia di non sentire nominare quella parola da almeno 12 ore (un po' come facebook, che adesso credo sia la parola più pronunciata al mondo, credo anche più di "cazzo" in Italia). Insomma, ignaro di tutto, mi convinco di poter rimanere piacevolmente sorpreso, oltre al fatto che il film sembra soddisfare pienamente il livello di interesse che la mia persona raggiunge oggi.
Mi sdraio sul divano e inizio la visione.

La morte cerebrale

Io vorrei trovarmi in una stanza da solo con il regista o lo scenografo di questa puttanata di dimensioni colossali.
Quando il film finisce, a metà tra l'assopito e il tediato, non posso neanche fare lo sforzo di analizzare i punti positivi e negativi del film perchè non c'è NESSUN PUNTO POSITIVO degno di merito.
La storia è di una banalità raccapricciante: lei va in una nuova scuola dove incontra lui bello e impossible, lui si innamora di lei ma...zak! Elemento di disturbo. Elemanto di disturbo è un pericolo per lei, lui la slava e si amano felici e contenti.
Che bello!
Se c'è una cosa bella della leggenda sui vampiri è secondo me questo miscuglio di fascino, sensualità, terrore e cattiveria. I non morti, che affascinano e uccidono allo stesso tempo.
Invece in questo film di merda mi raccontano la storia di una banda di vampiri moderni e mentecatti, vegetariani (perchè mangiano solo animali e non umani) che si oppongono alla loro natura di assassini. 
Che bello!
Un minuto di silenzio per gli attori che non servono veramente a niente. Lui, super nuovo sex symbol delle ragazzine, sembra un malato terminale con una maschera di carnevale e i capelli pettinati con le bombe a mano. Lei sebra un'oloturia gigante che per tutta la durata del film non riesce a cambiare nemmeno una volta quell'espressione da beota, neanche quando stanno per affettarla o violentarla brutalmente.
Ma soprattutto, la cosa peggiore di questo film è che per 3 ore non succede NIENTE!
Io, che sono un povero appassionato di super eroi (a me piacciono, va bene!?!?), mi diverto e mi compiaccio con poco. Mi bastano delle piccole scene di azione e di combattimento e me ne vado a casa contento.
In questo film, non succede...niente.
Lei si chiama Bella (che culo), lui si chiama Edward, il film si svolge più o meno cosi:

- Edward, ti amo.....
Passano 20 minuti, e lui finalmente risponde
- Bella, non possiamo, dimenticami....
Passanio altri 20 minuti
- No, non posso, perchè ti amo, staremo insieme per sempre
Altri 45 minuti di silenzio ed immagini inutili
-Ti amo anche io. Ma sono un vampiro
Passa una settimana
- Ma io non ho paura di te! 
Passano 3 mesi
- Bella, sei in pericolo!
Io nel frattempo sono andato in andro-pausa
- Insieme sconfiggeremo il male
E li, o muori di vecchiaia o il film grazie a dio finisce.

UNA ROBA SPAVENTOSA
Credo di non aver mai visto un film cosi brutto e cosi noioso nella vita, persino il film delle spice girls che ho visto quando avevo 13 anni era più divertente.
Vorrei precisare che non è che mi aspettassi sto capolavoro, ero più o meno coscente di quello che mi stavo accingendo a guardare e non mi aspettavo certo un'opera di Kubrick, ma il film è talmente brutto, ma talmente brutto, che il disgusto è esploso dentro di me.
Un tedio senza fine.
Condividendo poi questa impressione con delle conoscenze, alcuni mi hanno risposto "va beh, ma è un film per adolescenti". No! Non è un fim per adolescenti, èun film per cerebrolesi.
La storia fa cagare, gli attori fanno cagare, la fotografia fa cagare, la musica fa cagare. La risposta è NO! Il film non è per adolescenti, il film fa cagare!
Mi terorizza l'idea che ci possa essere un seguito, e apparentemente ce ne sarà più di uno. 
Io odio questa moda di fare i film a puntate, ma perchè io devo spendere 3/4 ore della mia vita per andare al cinema a vedere una csache non finisce? E per vedere il seguito devo aspettare un anno e mezzo!!!! (mi riferisco alla moda dei film ora, lungi da me l'idea di vedere il seguito di 'sta cagata infernale).
Per giunta, abbiamo appena chiuso l'era delle storie per bambini tipo Harry Potter che vengonoo vendute come storie "anche per adulti", e via tutti a leggere le favolette del cazzo. Dobbiamo aspettarci che adesso ci rifileranno i film e i libri scemi per ragazzine undicenni craniolese come colossal o best sellers e tutti, grandi e piccini, applaudiranno facendo la fila la nottte prima davanti alle librerie e i cinema per l'uscita del capitolo successivo?
Che bello!
Per oggi diciamo che chiudiamo qui il capitolo cinematografico, anndiamo a lavarci la faccia con l'acqua gelida per svegliarci e magari leggiamo un po', eh?




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15 aprile 2010

My little corner

Stanotte ho sognato il ragazzo d'asporto, ed è stato strano.
Ero in casa sua, cosa bizzarra visto che ci sono stato una volta sola e per pochissimo tempo, in realtà non credo fosse davvero casa sua ma piuttosto un luogo immaginario dove mi piace pensarlo. Ero in cucina, alle prese con un manicaretto indefinito. Lui entra in casa, mi da un bacio e si toglie la maglietta.
Rimane appoggiato al mobile di rimpetto ai fornelli, parlandomi della sua giornata e sorridendo. Io lo guardo e lo ascolto con attenzione ma nel sogno lo sguardo si fissa e non si distoglie dal corpo svestito. E' bello e sicuro di se, mi sorride raccontandomi un aneddoto a quanto pare piuttosto divertente, ma io non lo ascolto più. Non riesco a distogliere lo sguardo dal suo torso senza maglietta.
Poi lui si allontana, non prima di avermi dato un altro lunghissimo bacio e scompare in camera da letto, dove si sfila il resto degli indumenti per infilarsi nella doccia.
Mi giro di nuovo verso la cucina e vedo il mio riflesso nella finestra, mi guardo dritto negli occhi chiedendomi in quale bislacca realtà mi sono catapultato. Aggrotto la fronte e rimango perplesso, subito prima di svegliarmi.
Strana quasta immagine incontrollata che il mio cervello mi ha mandato.
Sono stranito ed ansche un po' turbato.

Non sono più capace di scirvere. Di buttare giù i pensieri.
Forse è il francese che mi sta occupando il cervello. O meglio questa è la scusa che mi racconto ogni volta.
Eppure ci sono tante cose che avrei bisogno di far uscire.
Mi piace ogni tanto tornare qui, in questo "angolo" solo mio che non condivido con nessuno della mia vita attuale.
Ma sono visite silenziose.
Mi aggiro guardingo negli angoli degli altri scrutando ogni tanto i dettagli, lasciando a volte una traccia involontaria.
Il ragazzo d'asporto è scomparso.
Ho l'impressione di guardare nel passato, in un altro mondo, dove le cose e le persone continuano senza preoccuparsi di quello che mi succede. Non che la cosa mi stupisca.
Tutto si racchiude in quella manciata di minuti che scorrono durante la sigaretta della buona notte, quando appoggiato alla balaustra del balcone guardo l'orizzonte dalla nuova abitazione ed ascolto la fontana sotto casa scrosciare imperterrita. La casa al suo interno è silenziosa, asettica. Mancano ancora i dettagli che la faranno sentire "casa". Gatto dorme sul divano sfavillante, ancora stordito dal cambiamento inaspettato.
E stasera, dopo vino e risate, ho sentito la voglia di tornare qui, di lasciar il mio odore in questo angolo solo mio, anche se i pensieri sono rimasti la fuori sul balcone, con la sigaretta fumante e la piazza silenziosa sottostante.
Sono lontani i tempi in cui questo luogo aveva ragioni teraputiche. L'idea di lasxciare qui qualcosa la faceva diventare immediatamente più semplice e nitida. Ora l'effetto magico si è esaurito. Sarà forse l'età che avanza? Oppure il cervello che si assopisce. La seconda ipotesi è allarmante.
Certo è che le priorità sono cambiate drasticamente, e con loro, o a causa loro, anche i gesti più quotidiani.
In ogni caso,, non si puo' far altro che andare avanti. Del resto camminare all'indietro è sempre stato abbastanza complicato, metaforicamente e non.
Mi chiedo ora, che mi ritrovo davanti ad una persona che non sono più, che cosa è successo. Dove sono i personaggi in cerca d'autore, dove è finita l'improvvisazione, dov'è il lupo che girovaga nella steppa? E ad un tratto mi sembra di essere diventato cosi convenzionale che la sola idea mi agghiaccia. Possibile?
Eppure non mi rimane un'altra seduta/sigaretta sul balcone, bisogna abbassare il sipario per sistemare la scena. Riposare i muscoli e la voce, perchè domani si ritorna in scena. Scena... era da tanto che non la vedevo in questo modo. E un po' mi fa sorridere...




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23 luglio 2009

Lontano

È la necessità di isolamento che la fa da padrona in questo periodo.
Sento la stanchezza sulle spalle la mattina quando mi alzo e non riesco a liberarmene fino a sera.
Saranno i tanti pensieri che non riesco a riorganizzare ultimamente, oppure quell’incessante sentimento di inadeguatezza al mondo che ormai è presente da tanti anni.
Lascio ciondolare la testa sulle spalle quando nessuno mi vede, come se lasciassi la presa delle mille corde invisibili che la sostengono. E cerco di sorridere come sempre il più possibile, anche se ogni tanto non ne ho proprio voglia. Ma qualcuno tempo fa mi disse che le persone intorno a me non hanno fatto niente di male per accollarsi i miei pensieri a i miei problemi, e che hanno già i loro. Mi sembrava avesse senso come ragionamento.
È per questo che avevo deciso di andare via da solo in vacanza, non ho mai voluto cosi tanto un po’ di tempo da solo, svegliarmi da solo, decidere della mia giornata senza compromessi, senza accondiscendenza. L’idea di tacere finalmente per diverse ore, smettere di areare gola e polmoni continuamente per cose che non ritengo necessarie, ritornare un po’ a riflettere prima di parlare, che non mi viene sempre spontaneo.
Avrei voluto sedermi da qualche parte a pensare, cercando di incastrare le cose in modo che prendano una forma.
Vorrei prendermi del tempo per pensare a cosa posso fare per cambiare lavoro, per prendere una direzione che mi interessi davvero e che mi soddisfi. Avevo in mente di riprendere gli studi, magari serali, per diventare educatore, o forse insegnante.
Mi piacerebbe anche mettermi a tradurre da casa, anche se la prospettiva di trovarmi a tradurre macchinari e programmi informatici è un po’ meno appetitosa. Ma anche li, le pre visioni non sono affatto rosee.
E poi c’era la voglia di andare via, fare qualcosa di un po’ utile, o anche un po’ creativo. Sempre complicato.
Qualcuno mi disse una volta che avrei dovuto fare il politico, sono arrivato fino al punto di crederci, ma ogni volta che finisco su questo pensiero mi metto a ridere. Dovrei cercare di essere un attimo realista.
Sono invidioso, lo ammetto, di un sacco di gente. Li guardo e mi chiedo perchè non sono nato cosi, spensierato e leggiadro. Mi piacerebbe essere capace di essere un po’ meno moralista, mi piacerebbe riuscire a pormi molte meno domande e meno problemi. Mi piacerebbe essere capace di adagirami su una vita più facile, anche se meno interessante, meno costruttiva. Poi mi dico che non sono un luminare né un nobel per la pace, e che forse dovrei cercare di riportare i miei pensieri alla dimensione che dovrebbero avere e cercare di abbassare un po’ la cresta.
Anche per questo forse avrei bisogno di allontanarmi un po’.
Lontano dall’ufficio grigio e marrone (mi chiedo come mai gli uffici di qualsiasi società siano sempre cosi deprimenti), lontano da questa città che mi opprime ma alla quale non riesco a trovare un’alternativa, lontano dalla routine di tornare a casa per preparare la cena, per fare il bucato e le pulizie, lontano e basta, mi piacerebbe...
Lontano per pensare a questo desiderio immenso di avere un bimbo che mi sta nascendo, questa voglia di occuparmi di qualcuno e di poter fare il papà. Ogni tanto, quando riesco a fermarmi un attimo, mi dico che sono ancora cosi immaturo per pensare ad una cosa simile, e poi mi dico anche che forse non c’è un livello di maturità che bisogna raggiungere e che l’importante è essere li, è avere tante cose da offrire.
E due mesi fa quando arrivo’ l’illusione di diventare zio, non riuscii a trattenermi. In quell’attimo seduto al tavolo quando tutte le mie maschere caddero in frantumi per terra e l’unica cosa che mi rimaneva da fare era scoppiare in lacrime. Per la gioia, sicuramente, ma anche per l’ingiustizia forse, per l’invidia, per la paura che non possa mai succedere a me. E per l’ennesima volta sentirmi quello che dei due è meno giusto, meno adatto.
Eppure qui la possibilità di adottare come single esiste da tanto tempo. Forse, chissà...
Lontano e basta...
Mi illudo che una pausa di riflessione mi aiuterebbe a trovare il mio posto, anche solo vagamente. Che io riesca a contestualizzarmi da qualche parte senza sentirmi sempre un qualcosa di aggiunto.
E questa confusione in testa mi sfianca, tanto quanto la pioggia perenne fuori dalla finestra, se solo ci fosse un po’ di sole in più, anche solo un po’ di luce, forse sarebbe più semplice.
E raccolgo i cocci delle mie maschere cadute, li incollo insieme per cercare di rialzarmi e non lasciare che anche il resto cada e finisca in mille pezzi.

 




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15 luglio 2009

Signorina cono gelato

In un mercoledi mattina di quasi estate (estate per modo di dire visto che qui a Gotham City godiamo di più o meno 3 settimane di luce all’anno) la routine settimanale inizia come deve.
Mi sveglio dal mio coma cerebrale aprendo gli occhi appena e ovviamente la prima immagine del mattino è Nano phidanza che sgrufola a bocca aperta con bavino colante sul cuscino. Buon giorno ToNaso!
Mi trascino sotto la doccia per riportare le mie già stanche membre sotto una forma umana e per riuscire forse ad aprire gli occhi un po’ di più.
Lavatina di denti, deodorino sotto l’ascella maledetta, e fase abbiglio. Stamattna braghetta e magliettina smessa da ieri sera perchè per fortuna il dress code qui al nord è meno esigente.
Scendo in sala per bermi succhino e aprire la finestra a gatto malefico che mormorando qualcosa nella sua lingua trotterella sul terrazzo per andare a posizionarsi sulla sdraio al sole.
Lo guardo dalla finestra della cucina odioandolo a morte cosciente del fatto che quella sarà la sua attività principale della giornata: svacco sul terrazzo.
Prendo la borsa e le chiavi e mi incammino verso l’uscita della Maison de Maître con i suoi interni improbabili e surrealistici.
Ogni mattina prego Odino di non farmi incontrare nessun condomine per non dover ritrovarmi a fare sforzi incommensurabili per mettere insieme 2 frasi di cortesia con un senso compiuto.
Come ogni mattina, spunto dalla mia stradina sfociando nel grande boulevard che mi porta alla metropolitana. Ovviamente l’opzione tram non è neanche considerabile perchè ogni giorno il tram mi passa davanti leggiadro e di correre verso la fermata non se ne parla nemmeno.
E poi non mi fa cosi male camminare per 10 minuti fino alla metro, tanto per svegliare i muscoli e le articolazioni e approfittare del fatto che oggi, anche se poco credibile, non piove! L’unica nota negativa è che sono effettivamente le 10 meno 20, ora in cui un lavoratore normale ha già piazzato culo e braccia in ufficio ed acceso il computer da un pezzo.
Raggiungo arrancando la metropolitana e scendo le scale mobili sorridendo per aver trovato un aiuto efficace alla deambulazione delle mie membra sovrappeso.
Arriva il treno ed io con un balzo quasi felino entro e inizio a scandagliare il vagone per trovare un posticino, possibilmente non difianco a qualche chiattona di colore che sembra un ananas, cercando un rifugio per il mio già esausto  corpicino per i prossimi 30 minuti.
Individuo la preda e mi lancio come una fregata magnifica in picchiata verso il posto, arrivando prima di ragazza-scialba-commissioneeuropea che mi guarda con astio evidente. Mi volto e le ricambio lo sguardo e i sentimenti, vai a farti fottere puttana che guadagni 5mila euro al mese, puoi anche fare lo sforzo di stare in piedi 10 minuti e la prossima volta non ti metti i tacchi cosi stai più comoda.
Perchè io al mattino sono particolarmente amabile ed altruista.
Apro la borsa blu che mi trascino dietro dalla porta di casa e tiro fuori maledetto-libro, che sto cercando di finire da ormai 3 settimane, ma si sa, Pasternàk la mattina appena svegliati non è una facile missione.
Dopo quattro difficili tentativi di iniziare a leggere una pagina, riesco finalmente ad entrare nella storia e in pochi minuti riesco a svoltare pagina ed appassionarmi a quello che sto leggendo.
Ma ovviamente, non poteva mancare l’elemento di disturbo.
Il treno si ferma ad una fermata intermedia e d’un tratto il posto libero che si era creato di fianco al mio viene occupato da un’ammasso imponente di carne e capelli. O per lo meno di carne credevo si trattasse.
Alzo leggermente lo sguardo e non posso non notare che di fianco a me si è seduta una graziosa signorina che ad occhi e croce sarà alta due metri, con i capelli neri (tinti credo), la pelle color mattone scuro (naturalissima) e un vestitino svolazzante con motivi arancioni e marroni un po’ anni 70.
In maniera discreta, cerco di alzare ulteriormente lo sguardo per scrutare meglio la mia vicina ed alzando la testa come dovrebbe teoricamente stare, sollevata sul collo, mi accorgo che signorina-color-mattone possiede e trasporta due armi di distruzione di massa sul petto.
Non sono più due tette, la chirurgia estetica le ha trasformate in due gigantesche palle da bowling ricoperte di epidermide.
Mi irrigidisco un pochino, mi mette un po’ a disagio essere cosi a stretto contatto con cotanto artificio.
Il problema è che signorina-color-mattone non si è premurata di coprire le sue parti più o meno intime e il suo vestitino anni 70 copre si e no il capezzolo lasciando 2/3 della tetta, anch’essa color mattone, in vivida evidenza.
Rimetto immediatamente il naso nel libro e cerco di recuprerare la concetrazione perduta nella lettura ma come molti sanno la mia capacità di concentrazione al mattino (soggettivamente presto) è davvero scarsa.
Con la coda dell’occhio la presenza di tetta-gigante è sempre li, come ad indicarmi un terrazzamento di Bergeggi.
Mi faccio piccolo piccolo (nel limite del possibile) nel mio angolo schiacciando la mia spalla destra e il fianco al finestrino in modo da non sembrare troppo vicino e troppo interessato agli attributi di signorina-color-mattone che nel frattempo ha preso nella mia testa più le sembianze di un gigantesco travestito brasiliano e che d’un tratto decido di identificare con il nome di Rodrigoh.
Come uscire da questa situazione di imbarazzo?
D’un tratto ho l’impressione che tette-giganti stiano ormai occupando tutto il mio spazio vitale e il solo sollevare il libro per portarlo all’altezza delgi occhi significherebbe quasi sfiorare (e quindi per l’altrui percezione “palpare”) le tette della mia vicina.
Per un attimo cerco di farmi coraggio e mi riempio di ego convinto che l’unica soluzione sia quella di chiedere alla vicina di farsi un po’ più in la per permettermi di stare comodamente seduto al mio posto, ma le uniche frasi che reisco a formulare nella testa sono “Scusi signora potrebbe mica spostare ste quattro badilate di zinne che si ritrova un po’ più a sinistra?”, oppure “Scusa! Non è che potresti mettere le tue amiche tette-giganti da un’altra parte che non riesco a leggere?”, o ancora altra alternativa è di rivolgermi direattamente alle tette come soggetto di conversazione “Scusate, sarebbe più piacevole per tutti se poteste rimanere arginate dal vostro lato perchè non riesco a concentrarmi”.

Quello che mi chiedo incessantemente è perchè, con tutta la gente, lo spazio e le possibilità che ci sono in una città come la capitale europea, proprio io che al mattino sono particolarmente dissociato ed estraneo alla realtà devo trovarmi in una situazione di vita comune come la metropolitana ma seduto difianco ad una con due gigantesche tette finte che mi si piazzano sotto il naso.
Ed è a questo punto che scatta l’apoteosi della contraddizione.
Rordigoh si gira leggermente e con un tono al limite tra lo scocciato e l’ironico mi dice in un francese con un accento straniero orrendo “Potrebbe smettere cortesemente di fissarmi la scollatura?”
Credo che in quel momento tutto il sangue che ho in corpo sia stato immediatamente pompato di botto verso le tempie. Diventi di un rosso fluorescente e sento che la pelle del viso inizia a diventare umida.
Spalanco gli occhi e giro la faccia verso di lei per (almeno provare a) guardarla in faccia.
Cosa rispondo in una situazione cosi???

Soluzione n°1
Risposta acida ed indispettita, del genere “Bella ma chi cazzo te le guarda le tette che fanno shcifo ed io son pure finocchio”.
Soluzione n°2
Risposta acida ed agressiva, “Scusi eh, ma è un po’ difficile guardare altro quando la sua sollatura funge da eclissi su tutto il resto. Son talmente grosse che non vedo altro...”
Soluzione n°3
Soluzione acida e supponente, cioè “Ma che cazzo vuoi, se non vuoi farti guardare primo ti copri, secondo magari non ti rifai le tette come due immense palle di gelato”.
 
Ovviamente il mio minuscolo ed insulso cervello non riesce ad elaborare tutto questo in quella frazione di secondo che mi è concessa prime di risponderle, quindi tutto quello che riesco a dire nella mia maledettissima educazione e gentilezza è “Guardi che non stavo affatto guardando quello”.
Rodrigoh si gira indispettita e dopo due fermate grazie al cielo si alza e scende.
Io rimango li, seduto e tramortito dall’accaduto cosciente del fatto che metà vagone della metropolitana mi sta guardando come se fossi un pervertito della peggior specie considerando come povera vittima quell’infame travestita che mi ha fatto fare una delle figure di merda più colossali della storia.
Rimetto il naso nel libro, alzandolo un po’ più del dovuto per nascondere meglio il viso dagli sguardi sprezzanti del pubblico implorando che la mia fermata arrivi in fretta e che io possa uscire da questa bolla di letame in cui mi sono cacciato.
Mi viene anche in mente di alzarmi in piedi sul sedile per urlare al mondo che non sono un pervertito, che sono gay e che è tutto un malinteso, ma mi rendo conto che potrebbe essere ancora più deleterio per la mia immagine.
Decido di rimanere li nel mio angolo, imbarazzato, aspettando che le persone tornino alle loro conversazioni precedenti, maledicendo quella bastarda a galleggianti, la chirurgia estetica, i vestitini succinti e il fatto di non essere salito su un altro vagone della metro.
E la mia giornata inizia con una sfumatura, come dire....color mattone scuro.

 

lahaine is back!




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26 gennaio 2009

crazy

 All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy.

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7 novembre 2008

Aveuglement

Leggere Saramago mi aiuta sempre in molto sensi, sotto molti aspetti.
Si altalenano i giorni di sole ai giorni di pioggi, fa freddo fuori anche se la luce gialla mi illumina il viso.
Faccio spola ogni weekend da casa a Milano, da Milano a casa. Ultimamente è diventata più una sofferenza che altro questo riapparire a singhiozzi.
Spesso le persone a cui tieni di più sono quelle a cui non interessa più un gran che vederti.
Poi c’è stato il matrimonio elegante, i vecchi amici tutti intorno, tante risate, tanti abbracci. Mi sono chiesto come sarei adesso se tutto fosse andato diversamente.
Se fossi felicemente rimasto con l’ultima fidanzata, se non fossi scappato dal piccolo paese. Forse le persone che tutti i giorni mi circondano avrebbero uno sguardo più vero e semplice. Forse io sarei rimasto meno sofisticato e più ingenuo. Non è sempre un male.
Adesso come adesso, un po’ mi dispiace.
Il sabato sera dopo sono danzante a Torino tra fiumi di alcool e corpi eccitati che mi si avvinghiano addosso senza neanche pensare a quello che stanno facendo. Ma io sono moralista, idealista, bigotto o noioso, chiamami come meglio credi, ed anche da ubriaco non ho bisogno di avere nessun tipo di trofeo, non importa che sia di saliva o sborra, non importa la quantità di piacere che potrebbe procurami, ho il cuore chiuso nel mio cofanetto di velluto, e non voglio che sia graffiato di nuovo da qualche stupidaggine.
Qualche anno fa questi pensieri non mi avrebbero neanche sfiorato il cervello. Mi sento vecchio, mi sento fuori dai tempi e dalle tendenze. E dire che non mi importa poi molto è una bugia. Non ho mai pensato che mentire fosse una cosa cosi grave, se non a me stesso forse...
Che noia le persone che coninuano a ripetere « Io non sopporto gli ipocriti ! »..... ouff, che noia. Beato te che sei sempre cosi puro e trasparente !
Ho scoperto anche una fortissima insofferenza verso le persone che mi raccontano i loro sogni. Ora, io non ho nessun tipo di nozioni psichiatrica o psicologica, tutto quello che so o ritengo vero sull’argomento l’ho letto su qualche banale rivista mensile o attraverso sentito dire. E se spesso i sogni sono situazioni improbabili e bizzarre, del tutto distaccate dalla realtà, a me cosa mai potrebbe freagrmene di sapere quale volo pindarico incomprensibile la tua mente ha svolto nell’ultima nottata. Non mi interessa e non è piacevole. Anche perchè alla fine del racconto cosa ci si aspetta che l’interlocutore risponda ? Un’analisi psicologica del riscontro che le immagini del sogno hanno sui fatti reali ? Un parere scentifico sul fenomeno ?
Pero pare un po’ brutto dire « Guarda in realtà non me ne frega un cazzo », quindi uno spiega un sorriso più o meno telematico, a seconda delle situazioni e del contesto in cui ci si trova, e fa un po’ finta di niente.

Ho riflettuto a lungo, tornare indietro nel passato clandestinamente non porta mai nulla di troppo piacevole.
Disseppellire cose e persone, relazioni ormai sciamate in nulla non mi porta davvero a nulla.
Duarnte la serata Torinese, ho incorciato il mio grande amico de quando ero un adolescente. Mi ricordo quanto eravamo inseparabili, quasi in simbiosi.
Facevamo tutto insieme, il primo bacio, la prima canna, la prima serata in discoteca, la prima volta con una ragazza.
Le serate in motorino in giro per i paesi della provincia “bene” Milanese, i pomeriggi al parco sempione, i concerti degli Articolo 31.
Sono passati 10 anni, ed è stato cosi strano. Quando l’ho visto nel locale mi si è illuminato il viso, mentre lui con un’indifferenza indescrivibile mi ha scartato tra la folla e con due frasi di una banalità pazzesca si è liberato di me senza troppo pensarci su. Il mio sguardo lo ha distrattamente incrociato diverse volte durante la serata, ed ho avuto l’impressione che il tempo che su di me, come su tutte le persone del mondo, ha portato cambiamenti e crescita, su di lui non fosse mai passato. Ho rivisto il ragazzino di 16 anni contornato da belle ragazze e vestiti appariscenti. Lo sguardo cosi vuoto e senza carattere, il cervello che funziona per inerzia. Davanti a me non c’era altro che un ammasso di muscoli e vestiti firmati.
Questa sensazione voglio che rimanga tale. Credo che sia meglio non scoprire se quello che ho sentito sia vero o meno. Lascio che la sua immagine nella mia testa rimanga quella del pischello in motorino, con la sigaretta in bocca e le scarpe da discoteca ai piedi. E nulla più. Preferisco proteggermi da qualsiasi brutta sorpresa.
Il ricordo di una passione mai consumata mi ha quasi travolto, qualche tempo fa. Forse è da li che ho iniziato a convincermi che girarmi indietro, andare a ravanare nelm sacco dei ricordi non mi porta mai a qualcosa di costruttivo. Senza dimenticare, ma solo ricordare
Questo riesumare cadaveri del passato avviene sempre più spesso attraverso quella betoniera di cazzate che è Facebook. Non so se qualcuno ha notato che la parola « facebook » è ormai quasi più pronunicata della parola « cazzo ».
Farebbe molto alternativo non esservi iscritto, ma credo che lo spasmodico desiderio di essere « strano » l’abbiamo lasciato in « via Niccolini 16 » tre anni fa.
E quando la sera torni a casa e devi preparare da mangiare per due, quando passi il tuo weekend a fare le pulizie, quando il tuo cesto al supermercato non contiene più quei 4 articoli per la cena ma i suoi cereali del mattino, il suo succo di frutta e il vostro bagnoschiuma, quando inizi una convivenza cosciente che state cercando insieme la vostra casa per l’anno prossimo, che dovrete andare in comune per stipulare il Pacs e sulla carta d’identità non risulterai più « célibataire », ti rendi conto che forse l’essere « strano » non è più una priorità e che la tua creatività starà semplicemente nel rendere originale e bella la quotidianità.
E non è che non hai più voglia di sbatterti a fare il fotografo mancato, il grafico fallito, con le all star ai piedi e le spelline attaccate al giubbottino da emo, semplicemente non hai più tempo ed energie per dedicarti a queste cose, perchè la tua daily life comporta troppe altre cose. E poi a quasi trent’anni, ci siamo anche un po’ stancati di correre dietro alle mode. Non che io abbia mai avuto un gran gusto per l’estetica, purtroppo...

Ho finito la storia che stavo scrivendo da un po’. L’ho letta e riletta, mi è sembrata sempre un po’ noiosa. Ed ero cosi invidioso quando leggevo Giordano pensando che ha un anno meno di me e che in un colpo a tirato fuori un libro cosi bello.
Magari avessi io un dono cosi grande.

Non riesco a capire se il verismo e la razionalità di questo periodo siano dettati da una nebbia che mi offusca la mente o dal fenomeno opposto, il fatto di aver finalmente aperto gli occhi su qualcosa. Non so proprio in che direzione indirizzare il mio giudizio.
ma poi mi chiedo, devo perforza sceglierne una ?




permalink | inviato da lahaine il 7/11/2008 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


20 settembre 2008

oh São Vicente

 


Dexam beijabe oh São Vicente
Ilha di vento, di nha cretcheu
Bó som di longe ta fazême sonhá
Ta navegá na bô doçura





permalink | inviato da lahaine il 20/9/2008 alle 0:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 settembre 2008

GIZEH 100 filter

Ho messo il cuore in un cofanetto rivestito di velluto verde. Li dentro dovrebbe stare al sicuro.
Comodo e soffice, non voglio che nessuno più lo sfiori o lo sballotti per un po’.
Ogni tanto lo tiro fuori per accarezzarlo, un paio di carinerie, nulle di più.
...joy...
Faccio capolino dal tunnel scuro con il crapino rasato. Arrancando ci sono passato attraverso e sono finalemente arrivato all’uscita.
Ho dovuto fare a meno del sole, che quando mi illumina il viso riesce ad accendere quelle batterie di riserva necessarie in periodi difficili.
Non c’erano carezze sul mio viso, non c‘erano pacche sulle spalle, abbracci. Nessuno ha mai voglia di sentire le lamentele e i piagnistei degli altri.
Ed io avevo ancora meno voglia di disturbare. Si deve sempre cercare di non disturbare, papà me lo diceva sempra.
Infondo una risata forte o una battuta scritta sullo schermo non costano nulla ed allontanano qualsiasi dubbio che la testa non funzioni come dovrebbe.
Mi compiaccio, perchè da solo ho appoggiato le mani al suolo e sollevandomi sui palmi mi sono tirato su. Tremolante come un paraplegico, ma comunque in posizione eretta.
Ed è divertente come, una volta superato un periodo un po’ grigio, tutto sembra essere spazzato via da una volata di vento. Vedi i pensieri tristi e le paranoie allontanarsi veloci se solo cerchi di girarti per guardare indietro.
Dalla finestra dell’ufficio guardo il cielo grigio e pesante, che sembra voler schiacciare la terra e reprimerla. I colori della città non splendono.
Non mi resta che chiudere gli occhi e lasciare che la mia testa riaccenda tutto intorno a me.
Con la luce che mi porto negli occhi colorero gli alberi di un verde più brillante e le strade di un grigio meno triste.
Il cielo non sarà più una parete opprimente ma un puzzle di forme che incuriosisce. Ed ogni volta che solleverai lo sguardo non ti sembrerà mai lo stesso.
Voglio che il mio sorriso sia come un abbraccio per tutte le persone che mi staranno accanto.
Negli ultimi anni ho esplorato a tratti il lato oscuro della mia personalità, scavando nel profondo per scoprire ed avventurarmi nella parte più cupa, perdendo ogni punto di riferimento.
L’ho trovato, questo lato oscuro, gli ho fatto delle domande, l’ho studiato e sperimentato, e ne ho fatto una nuova maschera. Ho imparato a toglierla e metterla a piacimento, ed ora che sono capace di gestirla di colpo non è più una priorità.
Tutto sembra cosi facile.
...pride...
Domani vado in vacanza, su un’isola lontana. Lontano dal grigiore del cielo, dallo schermo piatto che appiattisce il mio tempo.
Via dale macchine che sfrecciano stressate per rincorrere un orario, dai palazzi specchiati, dagli impiegati incravattati.
Mi immergero’ nel verde della giungla, a ritmo di musica a percussioni mangiando il pesce fresco appena pescato.
Vado il più lontano possibile, dove il telefono non capti nessuna rete, un luogo dove mille piante sconosciute mi diano il benvenuto.
Dove la pelle scura si contrasta con l’azzurro degli occhi e del cielo.
...love...
Credo di aver trovato i vestiti che pù mi stanno bene. Sono comodi e non ho freddo.
E se piove si bagnano, non ho mai comprato un ombrello, ma non è altro che acqua.
Poi mi asciugo...



nothing but
the particular way I smile




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20 agosto 2008

Quality complaint

Agosto come sempre, ci porta il freddo e la pioggia.
Una giornata di quelle dove non hai voglia.
Non avevi voglia di alzarti dal letto stamattina, risvegliando forzatamente i muscoli intorpiditi dall’inattività per trascinarti sotto la doccia.
Non hai voglia di uscire di casa, lasciando che l’aria fredda del mattino ti prenda a schiaffi appena apri il portone del palazzo per riversarti sulla strada, in mezzo alla folla.
Non hai voglia di alzarti dal comodo sedile caldo della metropolitana per cambiare linea e raggiungere l’ufficio.

Combatti con la forza di volontà per gettare la prima sigaretta della giornata e varcare la soglia del palazzo imponente e specchiato.
Storci il naso accendendo il computer nel tuo ufficio e scorrendo con gli occhi la fila di e-mail che si srotola durante l’aggiornamento della tua casella di posta elettronica.
Nessuna telefonata, messaggio, pranzetto succulento o e-mail inaspettata riescono a cambiare lo stato di ignavia in cui mi crogiolo in questa giornata grigia.

Mi rendo sempre più conto che il mio corpo, in un modo o nell’altro, funziona ad energia solare.
Più intensi sono i raggi di sole che mi colpiscono, più il mio corpo ed il mio buon umore reagiscono dando vita ad una reazione a catena che vede i muscoli del viso rilassarsi, gli occhi farsi più aperti ed attenti, i movimenti si velocizzano, la mente saetta pensieri ad una velocità sempre maggiore, e soprattutto il sorriso si distende sempre di più sul viso.

Invece è una giornata grigia, dove non fai altro che lamentarti e trascinarti da un posto all’altro solo perchè sai che ci devi andare.
Nessun raggio di sole a ricaricare le mie pile che tossiscono fatica.
Deambulo per le strade in uno stato di cheta insoddisfazione.




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30 luglio 2008

Ugly Monsters




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24 giugno 2008

Juste un baiser

Sul marciapiede grigio, fuori è tutto buio.
Mi guardo intorno, non so dove andare, non so dove posare lo sguardo.
Le mani e le braccia mi sembrano estensioni inutili e moleste che non riesco a sistemare.
Eppure sono li per un motivo, ben preciso. Ma non riesco a trovare il mio posto, per sentirmi sicuro e a mio agio nel contesto.
Quando la porta si spalanca, il disagio di inadeguatezza svanisce.
Mi avvicino silenzioso, ti giri e mi vedi. Un sorriso stentato, guardo in basso e non riesco a sollevare lo sguardo per nascondere il fatto che per un istante, ho lasciato scivolare la maschera dai miei tratti. E se tu mi guardassi negli occhi in quel momento, non vedresti altro che me. In tutta la mia nudità, le mie insicurezze, le mie paure. Mi sentirei come trafitto nell'angolo più intimo che ho.
Con un sorriso ti avvicini per salutarmi, sollevo per un attimo il viso come se tu mi facessi da scudo con il tuo, per mostrare solo a te e nessun altro il mio volto senza la maschera. E niente altro.
Ed è in quella frazione di secondo che si racchiude tutta l'energia di una passione. In quel momento preciso in cui le tue labbra si avvicinano al mio viso ed esplode la paura di quello che potrebbe succedere ed allo stesso tempo l'adrenalina di quello che vorrei succedesse. Tutto sembra rallentato ed allo stesso tempo tutto sembra succedere cosi in fretta. Un gesto, un movimento del collo e della nuca. Un pugno nello stomaco che non sprigiona violenza all'urto ma che lacera all'interno.
La mia testa è immobile, vorrei spostarla, con tutte le mie forze cerco di muoverla per sporgermi verso di te, cercare di carpire quell'istante, ed invece non riesco a muovermi. Perchè la paura è più forte di me.
E con uno scatto scansi il pericolo, mi appoggi le labbra alla guancia e senza nessun altro cenno, ti allontani da me non curante. Mi pianti gli occhi nei miei, cosciente che la tua forza, in quel momento, è più della mia. Ti giri e ti allontani.
Per un attimo rimango in piedi, fermo, ti guardo spalleggiare tra la folla e scomparirvi dietro, ed io non mi muovo.
Come un guerriero trafitto e sconfitto che si piega su se stesso, accasciandosi a terra sulle ginocchia, e cede alla sorte.
I rumori intorno a me tornano a farsi sentire, le figure riprendono forme e contorni. Ed in poco tempo torno alla realtà. Con un soffio tutto quello che si era creato svanisce e si dirada.
La mia maschera si ricompone sui miei lineamenti ed io torno ad essere quello di prima.




Seduto al tavolo di casa lontano da tutto e da tutti, guardo Chrono giocherellare con il suo nuovo cat-toy da distruggere.
Nel buio fumo e soffio via il fumo. Ho sete, ma non ho nemmeno la voglia di allungarmi a prendere una bottiglia ben sistemata nel suo angolo sul pavimento.
Dovrei mangiare qualcosa, ma non ho il coraggio di cucinare.
Amareggiato e nostalgico, spengo la sigaretta nel portacenere e lentamente mi alzo per raggiungere il mio letto mentre la fame cresce.
Potrei andare nel ristorante cinese all'angolo e prendere qualcosa da asporto, magari anche solo un involtino primavera. Ma ho paura che sia chiuso a quest'ora, è meglio che vada a dormire. 




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15 maggio 2008

mode: vibreur

Scrivere qui va bene. Scrivere qui non fa rumore, se non fosse per il ticchettio dei tasti sulla tastiera sarebbe perfetto.
Inizia a soffiare un vento strano che mi circonda e mi avvolge, non sembra proprio voler andare via.
Ho imparato a rimanere in silenzio.
Tutto cio che mi circonda è già sufficientemente rumoroso. Le persone che parlano, spesso a sproposito e troppo forte.
Le macchine, la musica fastidiosa, la città in tutti i suoi meccanismi ed ingranaggi.
Non c’è bisogno alcuno che io aggiunga i miei rumori.
Allora imparo a rimanere in silenzio, con la mia musica nelle orecchie perchè solo io la possa ascoltare, per non disturbare.
Imparo ad osservare e a riflettere un po’ di più senza per forza pestare i piedi perchè qualcuno mi ascolti.
Spengo le luci che rendono tutto troppo ovvio e palese, e rimango in silenzio ad ascoltare.
Ascolto il fidanzato che mi racconta la sua giornata, le sue opinione, la sua visione delle cose.
Parla del suo lavoro e delle sue passioni, e ne parla sempre molto a lungo.
Imparo a guardare J. negli occhi mentre sorseggiamo una birra e sorrido un po’ scocciato quando tutto si infrange alla sua domanda che chiede spiegazioni.
Non c’è nessun bisogno di spiegazioni, leggimi negli occhi.
Un sorriso, uno sguardo perforante, un gesto accurato e mai a caso. Mi spoglio delle parole e le lascio cadere a terra senza preoccuparmene.
Mi infastidisco se qualcuno mi interroga su qualcosa che mi riguarda, anche se so che si tratta du semplice interesse e affetto.
Mi disturba anche solo il fatto di dover emettere dei suoni forzatamente per rispondere con educazione al quesito.
Riscopro lo stare solo, in casa o in mezzo alla natura, dove pochissimi rumori mi raggiungono. E cullarmi in questa assenza spumosa e soffice per ore ed ore.
Chiudere gli occhi per viaggiare dentro di me, senza sentire il bisogno dell’esterno, per scoprire che non ho bisogno di uscire da me stesso per rincorrere l’infinito.
Ed ogni volta che credo di esere andato in profondità dentro la mia testa, scopro che ho la possibilità di scendere ancora di più, e non ne vedo mai il fondo.
Le parole diventano come pietre, se non fosse per quelle scritte, che non devo ascoltare ma che posso assorbire facendole suonare come preferisco.
E passo delle ore intere a giocare con Chrono che è l’unico che riesca a rispettare il mio silenzio e che si limita a strofinarsi contro di me o appoggiare la sua fronte alla mia per farmi capire che mi vuole bene.
Fidanzato mi riprende rimproverandomi perchè parlo poco, dicendo che a volte sembra che io non abbia voglia di condividere.
Mi sento egoista quando mi dice cosi, ma mi piacerebbe che anche lui imparasse ad innamorarsi di quella mancanza.
Mi piace pensare che non sia altro che un periodo concettuale, in cui i contorni barocchi non servono poi a molto e che io mi stia immergendo in un minimalismo comunicativo senza troppe sfumature.
Appoggio leggermente un dito sulle sue labbra. E sorrido leggero mentre i miei occhi assumono la forma che devono perchè lui capisca che in quel momento non c’è bisogno di parlare.




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11 aprile 2008

Smoking in the dark

Fuori dal centro sociale, seduti per terra con la birra in mano.
Passami la canna e non smettere di ridere. Sentirti ridere mi fa bene all’anima.
La tua testa ciondolante mi cade sulla spalla, il passante maghrebino passa e ci insulta. Ed io gli sputo addosso.
Il suolo bagnato, la strada a ciottoli sporca coronata da mura scritte e violate dai tagger variopinti. Mi sento lurido e perduto.
Birra, droga, sesso, birra e droga.
La tua mano nella mia per strada, il mio braccio sulle tue spalle. Mi piace il fatto che non ti appoggi a me per stare in piedi, non hai bisogno di questo amore per esistere.
Il tuo corpo piccolo e chiaro sotto il mio, contro il mio. Il sesso in ogni dove, anche se so che tu non vuoi.
La mia testa rasata, la mia bocca spessa, gli occhi neri per la poca luce. Le mie spalle grosse incutono timore, tranne che a te.
Bevi e ti alimenti della mia forza, me la togli e la fai tua. Hai capito tutto e questo, mi costa ammetterlo, mi fa paura.
Hai capito come colpirmi, come piegarmi. Sei stato attento e rapido nello scrutare i miei movimenti e trovarvi il punto in cui mi scopro e divento vulnerabile.
E quando mi divincolo stringi la morsa, infilando le tue mani nella mia testa.
Il primo e l’unico che guardandomi fisso in quel bar pieno di fumo, ha decifrato i codici della mia comunicazione e ha trovato l’unico punto del mio viso che non riesco a controllare.
Il mio corpo riprende forma e bellezza, si assottiglia e si indurisce. La mia figura ritorna sinuosa e provocante.
Mi ritrovo ogni giorno giù, nel garage del grande palazzo maestoso. Appoggiato al muro con la sigaretta accesa che sembra un lumino arancione nell’ombra.
Mi piace rimanere al buio e in silenzio, mentre i miei movimenti non emettono nessun rumore.
Le persone mi passano davanti per raggiungere le loro macchine specchiate senza accorgersi che nell’oscurità qualcuno li sta osservando.
Questa vita forzata senza certezze e tranquillità. Spesso troppa leggerezza.
Qualcosa che non ho potuto scegliere, come se mi ci avessero vomitato dentro.
Le mani nei pantaloni, le porte che si chiudono, l’opportunismo che trabocca da ogni gesto.
Il digerire l’idea che rimarrai per sempre solo e far si che la cosa non ti spaventi più.
Perchè senza volerlo mi sono trovato con meno diritti e possibilità delgi altri. E non mi rimane che riderci sopra.
Ma con la tua mano nella mia, mi insegni che esiste un modo per correre attraverso la folla e schernire tutto e tutti, e far si che il tempo prenda la forma che gli dai.
Non smettere di ridere.




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9 aprile 2008

Shhhhhh

 Che silenzio strano c’è oggi in ufficio.
L’unico rumore che rompe l’equilibrio è quello che entra dalla finsetra semi aperta e, di tanto in tanto, il ticchettio dei tasti della tastiera.
Mi sono alzato presto stamattina, sentendo subito la leggera presenza di Chrono accoccolato sul mio ginocchio.
Sotto il piumone, la mattina, mi sembra sempre di stare avvolto in un’altra dimensione. Solo la testa ne esce per fare capolino nella realtà, e la fatica che si fa ad uscire da quel caldo nascondiglio soffice è spesso più grande di quello che ci aspettiamo.
Mentre l’acqua della doccia si scalda, sono rientrato un attimo in camera e guadando il letto scoperchiato del piumone ho sentito come una voce ed una forza che mi attiravano e cercavano di convincermi ad abbandonarmici di nuovo per qualche minuto, ma la ragione ha preso il sopravvento ricordandomi che quei pochi minuti, una volta chiusi gli occhi, diventerebbero immensi fino a farmi svegliare di soprassalto sbraitando per essermi svegliato di nuovo in ritardo.
Dopo una bella doccia, una sigaretta i terrazza mentre Chrono scorrazza contento tra i vasi ed io sosrseggio il mio bicchiere di succo. Mi piace uscire sul terrazzo la mattina, con i piedi nudi sul legno del rivestimento.
Sentire la mia pelle a contatto con il suolo mi sveglia e in qualche modo mi fa sentire più vicino ad esso.
Il cielo è limpido oggi, o per lo meno stamattina. Chissà quanto resisterà...
Scendendo in metropoloitana acchiappo un “Metro” vicino alle scale mobili e lo apro lentamente sulla banchina aspettando il treno.
Scorro rapidamente i titoli prima di iniziare a leggere per vedere se per caso qualche articolo riesca a stimolare particolarmente la mia curiosità e quindi si aggiudichi il lusso di essere letto prima degli altri.
L’occhio mi cade, in prima pagina, su un articolo chiamato “Cimetière gay”.
Storcendo già il naso scorro veloce l’articolo che racconta di come nella capitale danese abbiano aperto questa piccola ala di un cimitero riservata ai gay e alle lesbiche, in modo da poter riposare per sempre uno affianco all’altro come in una grande famiglia.
Io piuttosto che farmi seppellire li, preferirei morire bruciato vivo mentre mi fustigano con un filo spinato e mi sputano addosso e poi farmi seppellire in una fossa comune per nutrie.
Ridacchiando penso che forse dovrei iniviare l’articolo a qualche decerebrato milanese di mia conoscenza, con un numero ben limitato di neuroni secondo me si riesce anche ad apprezzare l’iniziativa.
Ci fermiamo alla fermata-raccordo dove devo scendere per cambiare linea. Mi stringo nelle spalle per scivolare fuori dalla morsa della folla e riuscire a sgusciare via dalla carrozza attraverso la porta scorrevole un po’ arrugginita.
Sono in ufficio in pochissimo tempo, molto prima di quanto mi aspettassi.
Davanti al grande palazzone, mi fermo per fumare lasciando cadere lo zaino a terra ed appoggiandomi ad una delle gigantesche colonne che sorreggono l’entrata maestosa.
In quelle manciata di minuti che scorrono più rapidamente del solito grazie al gesto automatico della mano che avvicina ed allontana la sigaretta alla bocca, una folata di pensieri mi attraversa la testa.
Insieme ale vento che soffia freddo, veloci come schegge, mille cose diverse cercano di aggrapparsi alla mia attenzione, ma io le lascio placidamente attraversarmi senza dare a nessuna più importanza che alle altre.
Come in trance, con lo sguardo un po’ perso nel vuoto, di tanto in tanto sbircio indiscreto i due grossi corvi che saltellano e gracchiano sul ramo dell’albero di fronte a me.
Sono bellissimi e maestosi, di un nero lucido e tenebroso.
Sento il rumore del traffico, il vociare delle signore che escono ed entrano dal supermercato di fronte.
Sento i vocioni degli operai che con il loro accento un po’ rozzo stanno conversando animatamente davanti alla pompa di benzina con un pain au chocolat e un caffé in mano.
Tanti rumori intorno a me, che mi avvolgono in questa rete epilettica di movimento e frenesia.
Con uno schiocco di dita lancio la sigaretta fumata a metà in mezzo alla strada e lentamente, con la testa un po’ intontita e i movimenti ridotti per non offrirsi deliberatamente al freddo, raccolgo lo zaino da terra e salgo uno ad uno gli scalini dell’entrata.
Davanti a me si chiudono le porte dell’ascensore, ed insieme ad esse, come all’unisono, anche i miei occhi.
Entro in ufficio e mi siedo alla mia scrivania, dove regna un quello strano silenzio.




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3 aprile 2008

FREE'ZING

 






http://it.youtube.com/watch?v=iaPTEv1cz28



"FREE'ZE!"  when the others move...




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27 marzo 2008

Fuck the gardener (2)

Esco dall'Operation Meeting con la mia cartellina sotto braccio. Dopo tre ore chiuso in una sala riunioni illuminata al neon con altre 15 miserabili anime.
Mentre mi avvicino al mio ufficio sento le bestemmie dei traduttori che mi vengono lanciate per il piano di lavoro troppo pesante che ho proposto.
L'unico contento è il mio capo che mi trotterella dietro per discutere in privato alcune sfumature del progetto.
Mi siedo alla mia scrivania ancora un po' impacciato e con una noia di fondo che mi spegne la voglia di vivere.
Lui si posiziona al mio fianco, sistemandosi istericamente quell ciocca orrenda ed unta di capelli che gli cade sul lato destro del viso.
Accavalla le gambe come solo una show girl sa fare e appropinquando la sedia alla mia scrivania srotola un discorso tanto inutile quanto noioso con il suo inglese londinese che risuona nelle orecchie come una canzoncina barbosa.
In un minuto e mezzo credo che sia riuscito a dire 7349 parole.
Mentre con un gesto della mano do un colpo al mouse per riaccendere il computer in stand by e controllare la posta, giro la faccia a sinistra per dare un'occhiata quell'orrenda pianta che mi hanno messo in ufficio con le foglie larghe e opache.
Fosse per me ne avrei già fatto un bel falo'.
Mentre cerco disperatamente di concentrarmi su quello che il mio capo e la sua ciocca mèchata di giallo stanno dicendo, dei passi alle mie spalle risuonano leggermente felpati e si avvicinano.
Mi volto immediatamente contento che un diversivo mi permetta di estraniarmi anche solo per un attimo dalla parlantina letale del piccolo omino greco.
Voltata la faccia di 180°, dietro di me si staglia Lui.
Un ragazzo di circa 30 anni, con Vans ai piedi, pantalone nero e felpa con il cappuccio tra il verde e il blu un po' malconcia.
Alto più o meno come me, coproratura robusta, sotto la felpa da skater si intravedono leggermente le forme di un fisico disegnato.
Il mio sguardo sale incredulo e attonito, il capo rasato, un accenno di barba incolta. L'orecchio destro sostiene due o tre piercing cosi come il sopracciglio e il labbro inferiore.
Non riesco più a muovere un muscolo, mentre il capo alla mia destra continua a blaterare, io dandogli le spalle rimango immobile per qualche secondo davanti a quel bono stratosferico che regge con la sua mano destra un annaffiatoio di plastica verde.
"Yes?" riesco a dire io guardandolo fisso come fosse un cobra incantatore.
"Je viens juste arroser les plantes..." replica lui con un tono pacato e formale, e poi sorride.
Io a momenti svengo.
Finalmente, dopo tanto lamentarsi, è arrivato anche da me il giardiniere bono ed ammiccante.
Si avvicina alla scrivania tranquillo guardandomi negli occhi e sorridendo, io in quel momento mi rendo conto di dover sembrare un pirla con la mascella rotta e cerco di ridarmi un tono recuperando una postura lavorativa decente e girandomi a guardare il capo che nel frattempo ha smesso di parlare accortosi della mia poca attenzione.
Non faccio neanche in tempo a finire questo pensiero che lui riattacca con la sua solfa, mentre io guardo dritto davanti a me lo schermo e con la coda dell'occhio seguo i movimenti del bonoh giardiniere che strappa via le foglie gialle e versa dell'acqua nell'immenso vaso cilindrico.
Non riesco a controllarmi quando, per essere più comodo, si siede sulla mia scrivania appogiando il fondoschiena sulla mia cartellina degli appunti.
Ed io mai nella vita desiderai di più essere una cartellina per gli appunti. Oppure una pianta. O anche un annaffiatoio.
Si alza lentamente, si gira, mi guarda e di nuovo sorride sicuro e misterioso.
In quel momento io vorrei morire. Se il capo non fosse li gli avrei già lanciato un anello di fidanzamento, il mazzo di chiavi di casa mia o le mutande. E invece devo mantenere un controllo e una parvenza di decenza quindi sorrido anche io e lo ringrazio.
Lui si avvicina alla porta e saluta e aggiungendo, "à la semaine prochaine".
Non riesco a distogliere lo sguardo dalla porta mentre lo fisso avvicinarsi all'ascensore, tutto un po' robboso e trasandato.
E quando scompare dietro l'angolo, cerco di deglutire gli ettolitri di saliva che ho in bocca e mi rigiro verso il capo con un po' di sudore sulla fronte e gli occhi a palla, lui ironico sghignazza e aggiunge:
"Now that his ass is gone, can I go on?"




E per di più fidanzaNo è via per lavoro...




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21 marzo 2008

All us liars stick together

Non saprei come spiegare quella reazione chimica che succede quando clicco quel tasto. Forse come un'esplosione interna, dentro al petto e alla testa e ai pantaloni. Un enorme esplosione.
Mi basta selezionare quella piccola icona sul desktop e cliccarci sopra due volte.
Ogni volta è lo stesso rituale.
Quel fischio fastidioso, partono i primi battiti ed io lentamente sento la necessità impellente di fumare. Quella sorta di vuoto alla gola che non riesci a mandare via.
Lentamente con dei gesti semplici e teatrali apro il pacchetto e sfilo una sigaretta. La appoggio sulle labbra e con un rapido click accendo il tutto.
La voce graffiante e un po' roca, la musica sottile e profonda.
Mi sento come se tutte le mie maschere si disponessero intorno a me lasciando il mio viso nudo, per una manciata di attimi.
Circondato dai loro occhi cavi che mi osservano spaventosi e curiosi per vedere che cosa posso fare, quasi ridacchiando...
Non so più dove guardare, quale mano allungare per agguantarne una e salvarmi dalla mia nudità.
Ho paura, sono senza difese.
Poi come un lento sorgere tutte le mie personalitrà sopraggiungono dal basso verso l'alto. Sembrano anime disperate che con le mani ansimanti tese verso l'alto cercano un apiglio per riaffiorare e prendere il sopravvento. Arrivare finalmente al bordo per poter alzarsi in piedi e dominare il tutto.
Grida disperate, urla lancinanti per la lotta, quale di loro si impadronirà di me comandando le mie gesta?
Tutte insieme invece affiorano, è questa musica, come delle lunghe e lente convulsioni.
Le maschere in cerchio intorno a me, mi fissano.
Ho lo sguardo basso completamente vuoto e inespressivo.
Aspetto impassibile che qualcuno si impadronisca della mia anima.
E quando il suono si fa più profondo, più cupo, ad un tratto le sento tutte insieme entrarmi nel petto come un'immensa onda dalla forza incontrastabile.
Ed ad un tratto sono tutto e nulla, girandomi verso destra con il capo ciondolante guardo la finestra e mi sento mostruoso, cattivo e merviglioso e puro. Candido e spregiudicato, mi sento sincero e trasparente, avrei voglia di vedere il sangue colare e i visi illuminarsi di gioia e sorrisi, vedo la mia figura nel giorno e nella notte prendere mille, milioni di forme diverse.
Con una mano mi graffio le guancia, cinque graffi sulla pelle, colo sangue e orrore, umiltà e altruismo. Cattiveria, sogni, rabbia, odio, cinismo, amore, gioia, violenza, paura, sesso, carezze, pietà, calma.
Tutto e niente.
Le maschere sono diventate cosi buie e inespressive.
Come migliaia di pietre insignificanti mi circondano.
Ansimo, fatica, desiderio.
Vorrei uscire dalla finestra, con un balzo. Andare a parlare con le menti delle persone, sorreggere chi non riesce a stare in piedi.
Vorrei trasicnarti in un angolo buio e scoparti per ore sbattendoti contro il muro freddo e strapparti via i vestiti. Sputarti in faccia quando urli basta e spingerti ancora di più contro il muro. Fare scempio di te e poi venirti addosso prima di allontanarmi lentamente dandoti la schiena e lasciandoti li a terra piangente nell'abbandono.
Scappare dalla città, dal mondo reale per rannicchiarmi in un angolo nascosto dove nessuno mi possa distrurbare. Con gli occhi viaggio attraverso le sofferenze del mondo cercando di assorbirle per portarle vie con me, per regalare gioia e felicità, spegnere ogni pianto e ogni ingiustizia.
Rimanere in piedi su un dirupo ed aprire le braccia davanti al mondo intero senza paura di scivolare e cadere nel baratro. E davanti a tutto quello splendore finalmente aprire gli occhi e capire tutto ed ogni cosa.
Mi vedo camminare per lo stradone grigio con la pioggia che cade tagliente. Fermare un adolescente e picchiarlo. Colpirlo con forza, fino a fargli sputare denti e sangue, gridargli a due millimetri dalla faccia che nel giro di qualche secondo gli sfondero il cranio contro il marciapiede e sputero sulla sua faccia coperta di sangue.
Con un braccio raccolgo un cucciolo di cane tutto arruffato nascosto sotto un cartone del supermercato che guiaisce probabilmente perchè non trova più sua madre.
Lo circondo con il mio corpo per proteggerlo e gli sussurro in un orecchio che andrà tutto bene, che mi prendero cura di lui e che non si sentirà mai più solo.
Avere tra le mani un bambino appena nato, forse il mio bambino, sollevarlo e pulirlo. Sentire il suo pianto leggero che inizia a riempire la stanza, il grido della sua vita che inizia ed amarlo più di ogni altra cosa in questo mondo.
Sono in una macchina sportiva grigia fiammante con lo sguardo incattivito. Accellero all'improvviso ed entro in una via riempita dal mercato della domenica. Entro con un rombo nella folla cercando di distruggere tutto quello che posso.
Vedo i visi disperati di vecchi, donne e bambini che invano cercano di scansarsi. Qualcuno magari se la caverà con qualche arto rotto, altri li sento scricciolare sotto le ruote della mia vettura e accelerando sempre di più rido con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati.
Prendi la mia mano e stringila mentre mi guardi negli occhi. Dimmi che mi ami, e che sono importante. Fammi perdere nel tuo sguardo sincero e baciami lentamente, accarezzandomi il viso.
Fai si che le nostre due menti si uniscano per sempre, anche quando sono lontane, e che non ci sia più nessunno dubbio, nessuna paura. Solo un sorriso e un bacio, lento.
Mi vedo piangere preso dalla disperazione, in ginocchio. Tengo tra le braccia il corpo cadente di una donna. La testa e le braccia a ciondoloni. La mia testa si abbassa sul suo petto tra i singhiozzi. Un urlo lacerante mi parte dal petto nel maledire chiunque sia stato a fare quello scempio.
La mia mano contro il muro, irrigidita, con le dita ad uncino appoggiate sulla parete. Piano piano graffio sempre più profondamente il muro, vedo i pezzi di unghie che si spaccano e che mi saltano via dalle dita insieme a fiotti di sangue mentre lascio i miei cinque sengi sulla superficie liscia.
Decine, centinaia di immagini si sovrappongono sui miei occhi.
Sono tutto e niente.
Poi la musica si allontana, si assottiglia, e scivola via.
Le maschere si sovrappongono una sull'altra e si riappoggiano sul mio viso.
Spengo la sigaretta nel portacenere.
E tutto si spegne.




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10 marzo 2008

Animal fetish




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7 marzo 2008

Vs

Adesso basta pero!!!
E cazzo. Non è possibile.
A me l’idea di due pesi e due misure mi fa girare i coglioni a mo’ ventilatore!
Non che io scenda dal pero e che queste cose non le sapessi già prima, ma ognuno ha un suo limite ed io credo di aver raggiunto il mio.
Apro il giornale ieri sera per leggere un po’ quello che succede laggiù nello stivale.
La situazione politica è a dir poco imabarzzante, la Littizzetto ha ragione : ci avete sconquassato la minchia.
Ma al di la di questo, ovviamente la prima cosa che salta agli occhi è l’attentato a Gerusalemme.
Una tragedia davvero triste, senza dubbio. Mi fermo a leggere l’articolo, socchiudo anche un po’ gli occhi perchè solo il pensiero di quello che è successo fa male al cuore e alla mente.
Non si riesce neanche ad immaginare la sofferenza che deve aver procato un’azione del genere.
Il mattino seguente, trotterellando verso il lavoro, aguanto un « Metro » e leggo i tutoli di prima pagina rapidamente.
L’attentato di Gerusalemme sembra aver sconvolto davvero tutti. Certo non è stata una cosa divertente.
Ma quando arrivo arrivo in ufficio ad apro la pagina della Repubblica, mi sale il sangue al cervello.
Questo è il titole e l’articolo di prima pagina fisso della giornata di oggi :















Condanna unanime nel mondo per l’attentato alla scuola rabbinica.
Se si prosegue nell’articolo, sembra che in un colpo siano stati uccisi Ghandi, Malcom X, Madre Teresa e Mandela.
Un tripudio di rabbia, dolore, accuse, sofferenza, incredulità, indignazione, e chi più ne ha più ne metta.
Il mondo è sconvolto ed indignato da questo fatto.
Altri giornali addirittura riportano la frase « I palestinesi sono degli animali ».
Ora.
Premettendo che sia sicuramente stato un atto spregevole, che bisogna condannarlo e puntare il dito contro coloro che provocano tali orrori, quello che mi chiedo è semplicemente « perchè il mondo intero » è improvvisamente scioccato e sconvolto da questa tragedia ?
Un altro giornale ancora riesce a riportare, secondo me con immenso coraggio, le seguenti parole « una crudeltà mai vista prima ».
Io non sono certo un luminare, e neanche troppo sveglio per giunta, pero ho il brutto di vizio di leggere, che il vostro dio me ne scampi.
L’attentato di Gerusalemme ha ucciso 8 poveri ragazzini, scusate ma il fatto che nelle ultime 2/3 settimane siano morti più di 60 palestinesi, tra qui 7 bambini e un neonato di 6 mesi strappato alla madre e fucilato davanti a lei ?
Questo non è atroce ?

























All’inizio dell’anno i Palestinesi hanno DOVUTO buttare giù il muro che li separava dal confine egiziano (costruito dagli israeliani) perchè stavano morendo di fame e di stenti.
Quindi un uomo con un attentato terriristico (spregevole, non c’è dubbio), uccide 8 ragazzini israeliani in una scuola, risultato : sei uno degli esseri più abbietti e disgustosi del creato.
L’ONU interviene subito ed il mondo intero si stringe intorno a questa tragedia.
Un governo bombarda una popolazione intera, uccide 60 persone, mette una specie di embargo perchè quelle che sono sopravvissute muoiano di fame, quello no ! Quello va bene ! 





































Se volete potete rattristarvi un pochino, vi riportiamo i numeri dei morti, le centinaia di feriti, qualche dettaglio qua e la sparpagliato. Pero tanto sono i palestinesi che sono morti, non è la stessa cosa.
Una settimana fa l’esercito israeliano ha ucciso a fucilate il figlio di un deputato del governo palestinese.
Ora voi avete idea di che cosa succederebbe se sparasso a morte al figlio di Berlusconi, o Prodi, o chi per loro?
Pero adesso il mondo di stringe indignato intorno alle famiglie israeliane.
Che crimine orrendo!
Poi quello che mi fa ridere è un giornalista che scrive: come si fa a scegliere un bersaglio cosi crudele?
Ma perchè se si faceva esplodere al supermercato o al bar era meno triste ?
E poi quando succedono queste cose dall’altra parte?






















Oppure anche queste :

















In questi casi va bene. L’indignazione è minore ?
Non lo so, io sono davvero allibito, e se me lo permettete, un po' indignato anche io...

Con questo non voglio assolutamente dire che i palestinesi hanno ragione, che sono dei santi e soprattutto che hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. No !
Pero non mi venite a parlare di tragedia umanitaria quando due settimane, con le parti esattamente opposte è venuta fuori una carneficina e sui giornali c’era più pathos nella descrizione delle partite di calcio.
Ora come minimo verro scomunicato in quanto antisemitista, ma tanto andrei all’inferno lo stesso se mai ne esista uno...




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1 marzo 2008

I think I was happy

La lampada china sullo stereo dilaga la sua luce artificiale. Non ce ne sarebbe davvero bisogno ma la mattina mi piace avere tutto ben illuminato per avere la sensazione che le cose stiano iniziando e tutto si accenda e diventi chiaro e nitido.
Ieri sera prima di uscire avevo un po' di tempo ed ho sistemato tutto. La scrivania è pulita ed ordinata, i dizionari e i libri ben impilati uno accanto all'altro, i cd ordinatamente sistemati sul lato sinistro contro il muro.
Chrono miagolicchia contento perchè ha visto il sole fuori e sa che ora gli apriro la finestra per andare a scorrazzare in terrazza e sgranocchiare un po' d'erba.
Non rifaccio il letto stamattina, mi accoccolo sul divano con la torta e la nutella, un bicchiere di succo e accendo la radio in podcast per ascoltare la Littizzetto su Radio DJ.
Sulle note di Virtual Insanity mi alzo dal divano e ballicchiando sistemo le stoviglie nel lavandino.
Inizia la mia giornata, inizia il mio week end. Ed inizia con un sorriso.
Mi sono svegliato prestissimo perchè quando Lui si alza per andare al lavoro fa un macello indescrivibile ed io avrei voglia di lanciargli dietro la radiosveglia. Pero è bello scendere giù in sala e vedere che ha sistemato la cucina dopo la cena di ieri sera, ha dato da mangiare a Chrono ed ha lasciato la borsa di teatro affianco alla televisione ben sistemata per non dare fastidio.
Oggi pomeriggio andro a fare uin giro in centro per comprare gli auricolari nuovi e rinnovare finalmente l'abbonamento della metropolitana. Prima pero devo finire questa traduzione e spedirla all'associazione.
C'è una calma e una leggerezza strana stamattina nell'aria. L'appartamento ormai sembra vuoto ed io non sono più abituato a spendere troppo tempo al suo interno.
Che sensazione strana svegliarsi la mattina ed avere la sensazione che tutto stia funzionando come avevi sperato da tanto, che la tua vita e il tuo tempo quotidiano siano come il corso di un fiume che dopo aver rimbalzato su roccia, sassi, essere scesi per cascate, cadute, salti e rapide,
siano arrivati ad un letto dove ogni singola goccia scorre accanto all'altra placidamente.
Dopo essere stato al cinema l'altra sera, ho iniziato a pensare che il mio Mandala inizia a completarsi, a prendere una forma per lo meno. Ed il film che ho visto mi ha fatto pensare al fatto che in realtà la mia vita non puo essere un mandala. Non posso soffiare via i suoi componenti cosi facilmente e per fortuna ce n'è qualcuno che rimane aggrappato al suolo e dal quale sono ripartito costruendo un nuovo disegno.
Nel film, come un dardo appuntito lanciato alla velocità del suono, ho colto il messaggio di quanto egoista e truce è fare la scelta di partire ed abbandonare tutto senza preoccuparsi delle reazioni e della sofferenza che le persone che tengono a te devono attraversare.
Sto pensando di tornare un giorno, andare a vivere a Torino comprando un'appartamento vicino ad un parco. Ho pensato che probabilmente mi lasceranno tenere il mio lavoro e lavorare da casa. Dovro magari viaggiare un po' di più ma non dovrebbe essere un problema.
Oppure la Spagna? Non lo so, per una volta, forse la prima, non ho voglia di pensare ai cambiamenti e alle novità, non posso sempre girarmi e correre via ogni volte che le cose iniziano a funzionare e a rendermi felice. Rimarro cosi ancora un po', non saprei dire quanto, giusto il tempo di alzare lo sguardo al cielo e lasciare che il sole mi illumini il viso e mi scaldi la pelle. E tutto poi diventa chiarissimo ed accecante, non si riesce più a vedere ma si sorride.




And that an unshared happiness is not happiness...
Doctor Zhivago

What if you saw me running into your arms...
Would you see then...
...what I see now?




permalink | inviato da lahaine il 1/3/2008 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


11 febbraio 2008

Qu'un souvenir






























This is it Joel.
It's gonna be gone soon.
I know
What do we do?
Enjoy it...




permalink | inviato da lahaine il 11/2/2008 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 gennaio 2008

Fuck the gardener

Giornata ordinaria quel giorno d'estate, seduto alla mia scrivania nulla denotava nessuna particolarità.
Fuori dalla finestra splendeva un fievole sole estivo che riusciva appena a riscaldare l'aria, ma caldo abbastanza per permetterci di uscire di casa in maniche corte.
Sedute al tavolo con me le mie tre colleghe chicchierano allegramente tra una mail e un proofreading. A volte un po' di routine e quotidianità non fa poi cosi male.
Staccando la spina della concentrazione dal computer, allungo l'orecchio per inserirmi  silenziosamente nella conversazione.
Le tre signorine cinguettano allegramente nello loro snello francese ritmato di programmi televisivi. Non avendo una televisione posso dire poco nulla a riguardo ma la voglia di lavorare non è poi molta, quindi senza dare troppo peso allo spessore della discussione mi fermo ad ascoltare interessato.
Parlano di sit-com, in particolare la nuova serie televisiva delle casalinghe disperate. Do uno sguardo in giro un po' imbarazzato. Come diavolo avranno fatto a rendere famoso e interessante un telefilm che si chiama Casalinghe Disperate?
Per qualche secondo il mondo si ferma quando il mio sguardo si posa sul bel traduttore spagnolo freelance che oggi si è presentato a sorpresa inhouse per un grosso progetto Toyota.
Cinque secondi cinque per perdere la salivazione nell'imaginarlo seduto sull'erba in un prato senza scarpe con una birra in mano e lo sguardo assorto perso nelle pagine di un libro, i piedi nudi sul verde e una camicia cenciosa mezza aperta.
Cerco di raccogliere le idee e con un colpo di forza di volontà smetto di sbavare e ritorno con corpo e mente al mio tavolo spesso troppo femminile.
Le tre sono sempre intente a scambiarsi opinione sulle loro amatissime casalinghe.
Il discorso verte priam su problemi comportalmentali, disfunzioni familiari per poi finire sul tradimento.
Ed è a quel punto che si cita Lui.
Un certo giardiniere che nella sit-com seduce la bella casalinga insoddisfatta ed oppressa da un matrimonio fallito.
Avete mai sentito qualcosa di più cheap e scontato?
Continuo a chiedermi come questo telefilm abbia riscosso tanto successo.
Apparentemente questo ragazzo seduttore è incarnato nel programma da un marcantonio senza precendenti che provoca uno srotolare di commenti più o meno spinti da parte delle tre francofone ormai infuocate.
La curiosità cresce...
Avendo ancora un minimo di decenza e dignità (ho detto un minimo, ehn), aspetto semplicemente di tornare a casa e dopo una lauta cena cerco su internet il telefilm che durante il pomeriggio aveva reso cosi sognanti le colleghe.
Dopo aver letto due o tre cazzate scritte a proposito, decido di scaricare qualche episodio per farmi un'idea di cosa io stia in effetti guardando.
Un'ora dopo, inizia la visione.
Saltero qualsiasi inutile commento di disapprovazione per focalizzarmi su cio che più mi scosse.
Nel terzo o quarto episodio, una casalinga figa come una star del cinema (e già abbiamo sgretolato l'immagine della casalinga), salutando il marito che esce per andare al lavoro gira lo sguardo verso il giardino e nota Lui.
Un bono di dimensioni epocali, senza maglietta, che taglia l'erba sorridente e spensierato.
Ne abbiamo qui accanto una piacevole diapositiva.
Nonostante sia da molti risaputo che i miei gusti estetici rasentano l'inumano e che di solito mi si vede frequentare dei bidoni del rusco che olezzano, non posso evitare di riconoscere che le mia mascella è piombata al piano di sotto e che il signorino in questione mi ha fatto spalancare gli occhi più del consentito.
Sono d'acccordo con l'idea che i bellocci sono poco accattivanti e che i canoni di bellezza sono sempre gli stessi e bla bla bla...
Pero porca troia!
Riguardo i due episodi che includono la presenza del giardiniere un paio di volte prima di rendermi conto dell'infimo livello raggiunto ed andare a dormire inferocito perchè ovviamente la casalinga strafiga ci scopa con il super bono.
La mattina dopo, il sole di nuovo splende nel cielo, sempre leggermente caldo ma per lo meno capace di far iniziare la giornata con un sorriso.
Dopo la mia solita traversta in autobus arrivo in quell'aglomerato desolato di palazzoni specchiati dove mi guadagno la pagnotta.
Un caffè, la mia terza colazione della mattinata e un meeting estenuante, decido quindi di scendere al piano terra per uscire in giardino a fumare.
Apro la porta ed in qualche modo la scena del telefilm si ripete, peccato che questa volta le connotazioni siano più..."reali".
Mentre mi accendo la sigaretta sollevo leggermente lo sguardo, in mezzo al prato del parchetto di fronte al palazzo, un vecchio di circa 379 anni spinge ansimando una tagliaerbe automatico.
Ai piedi, porta dei sandali da montanaro che mostrano le dita sporche e le unghie a falchetto. Un velociraptor, diremmo noi...
I pantaloncini fatti di jeans strappati, fin troppo stretti, ed una cannotiera bianca con su scritto in nero F.B.I. Female Body Inspector, completano il resto dell'outfit.
I capelli grigi cadenti sul volto, il naso un po' arquato ed un cappellino rosso con la visiera di qualche squadra di baseball americana.
Alza la testa per asiugarsi la fronte e con una smorfia digrigna i denti che sono meno numerosi dei pensieri intelligenti nella mia testa.
Non posso fare a meno di pensare al giardiniere delle casalinghe disperate, e decido di gettare la mia sigaretta nel portacenere per risalire in ufficio, prima che, grazie alla mia leggendaria sfiga, non mi venga richiesto da codesto individuo di fornire gli stessi servigi che la casalinga strafiga offre al suo dipendente.
Con lo sguardo incazzato salgo in ascensore maledicendo la televisione, i telefilm americani del cazzo e anche i giardinieri.




Mi rendo sempre più conto, che l'Ignoranza prende il sopravvento...




permalink | inviato da lahaine il 31/1/2008 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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